venerdì 23 ottobre 2026

Sull’effetto “amici di amici”

 

 
Il 2026 andrà negli annali come l’anno meno attivo di ramblingzucchini. D’altra parte un blog di viaggi senza viaggi, non ha molto di cui parlare.
(Nonostante ciò, Amélie Fragola già vanta due traversate intercontinentali, di cui però non avete letto).
Quindi, cercando di infagottare minimamente il blog prima che l’anno giunga al termine, Matteo vorrebbe spendere due parole sull’argomento da titolo.
 
Si tratta di elucubrazioni personali conseguenti ad esperienze personali, pertanto le obiezioni sono lecite e benvenute.
Si tratta anche di dinamiche di un tipo di società diametralmente opposto a quella cui siete abituati, quindi non ci aspettiamo che comprendiate del tutto.
Tutto scaturisce da un improbabile lettore che, avendo un amica in viaggio verso la Nuova Zelanda, avanzava la possibilità di un incontro con scambio di trucchi del mestiere, il che ha immediatamente riportato Matteo agli albori della nostra esperienza “down under”, facendogli realizzare come “dal vaso degli amici di amici non sia mai sbocciato nulla”.
Cinico e negativo e disamorato.
Viene da domandarsi il come mai. In viaggio verso Perth, sia a Matteo che a Silvia, in modi paralleli e dissociati, erano stati offerti contatti, non di appoggio, ma se vogliamo dire di riferimento minimo per un pischello che attraversa il pianeta armato solo di zaino e voglia di avventura.
Non se n’è mai fatto nulla. A dire il vero Matteo non ha neanche provato ad insistere.
La realtà in sostanza è che questa parte di mondo è abitata da gente che si è fatta da sola. È arrivata qui senza aiuti, ed in qualche modo si è arrabattata per crearsi un esistenza, senza spintarelle ne appoggi. E probabilmente da un lato si aspettano che tutti facciano lo stesso...
Dall’altro lato della medaglia, la realtà è che il pischello di turno parte da solo verso l’avventura e....cosa si aspetta, di abbandonare una bambagia solo per trovarne una nuova appena sbarca?
L’ospitante cosa dovrebbe offrire a parte un letto ed un pasto per qualche giorno, di risolvergli tutti quei problemi in partenza, proprio quei problemi che Pischello ha chiesto all’universo di affrontare per potersi misurare con la vita?
E così si crea questa dinamica in cui Pischello vuole spaccare il mondo ma deve comunque rendere conto all’amico di amici visto che questo lo sta aiutando, eccetera, avete capito dove si vuole andare a parare.
La questione è che questa richiesta ed offerta di aiuto sono in netta antitesi con lo spirito dell’esperienza e non fanno altro che dilatare i tempi di ambientamento e di inizio per la ruota perché ai metta a girare.
Silvia cita frasi sentite del tipo “Ho già aiutato più di 100 ragazzi, ormai il mio l’ho fatto”, il che vuol dire che in realtà succede che gli “amici di amici” entrino in contatto, ma dubitiamo comunque che ne sia scaturito qualcosa di utile, a meno che le parti non fossero imparentate ed allora una riunione familiare è un altro discorso.

Matteo ricorda ad esempio quando sua madre non capiva come mai si fosse rifiutato, durante uno dei suoi rientri in Italia, dì andare a visitare un ragazzo che pensava di partire per l’Australia ed aveva bisogno di consigli.
Matteo, che come migliaglia di miglioni di suoi pari era partito alla sberla ed aveva creato la sua strada, sorrideva all’idea di un ragazzo che pensava di andare dall’altro capo del mondo e non aveva neanche lo sprone di attraversare il quartiere ed andare a citofonare a Matteo per chiedere informazioni e consigli. 
Ai propri occhi, Matteo, rifiutandosi di andare a trovare questo divano sconosciuto, stava facendo un favore a quel ragazzo, che chiaramente mancava del giusto approccio già in  partenza, ma all’occhio esterno Matteo era risultato altezzoso e presuntuoso, perché in Italia la società è fatta della comunità, sulla quale ti devi appoggiare si vuoi sopravvivere.

Ovviamente questo discorso lo limitiamo (oltre come detto alla nostra esperienza, che si è ripetuta più volte da quando siamo partiti) a questa parte di mondo, perché sappiamo bene che in passato c’era gente in altre parti di mondo che faceva couchsurfing ben prima dell’avvento di internet, solo perché la gente aveva amici in comune.
Ma qui è diverso, e l’esperienza sta nel misurarsi  con la propria abilità di sbrogliare la matassa in Paesi dove c’è la possibilità di farlo, basta volersi mettere in gioco.

Ovviamente l’ideale del mutuo soccorso rimane, e noi non lo rigettiamo, perché sennò si diventa aridi.

Questo è quanto Matteo voleva dire sull’argomento, probabilmente un’opinione difficile da accettare, e va bene così.
Stateci benone

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