giovedì 12 maggio 2016

Le Cameron Highlands ed il trekking!

Nonostante mi sia impegnato per arrivare sul bus non sudato, la cosa è stata impossibile. Ad ogni modo il bus era di livello super vip extra plus, visto a cosa mi sono abituato recentemente. Saggia la decisione di mettermi davanti, potevo stendere completamente le gambe.
Siccome la Malesia è decisamente un Paese sviluppato, ci sono autostrade a 4 corsie e, di conseguenza, il paesaggio è insignificante come per tutte le autostrade. Ne ho approfittato per una penichella.
Quando si arriva alle Cameron Highlands allora iniziano i tornanti e la salita. Un viaggetto indolore comunque. Sceso a Tanah Rata mi dirigo verso l'ostello che avevo scelto grazie a GuideWithMe. Che bel fresco c'è qui!
Dovete sapere che per la Malesia non ho preparato assolutamente nulla, troppe informazioni da cercare e memorizzare ai tempi dell'organizzazione del viaggio. Così, come per Kuala Lumpur, mi siedo a capire cosa valga la pena vedere. Oltre a poter visitare piantagioni di thè e di fragole, scopro che ci sono diversi trekking da fare in zona e così, dato che è il primo pomeriggio, decido di provarne uno per capire la fattibilità in vista del sentiero numero 1 che mi prefiggevo di tentare l'indomani. Trattasi del sentiero 9, che porta a delle cascate, le Robinson Falls.
Bel bello me ne vo' per le strade del paesello finché la strada non diventa sentiero. Quando vedo le cascate abbandono il sentiero e seguo la traccia ripida che scende. Una bella sorpresa! Sebbene sperassi si potesse fare il bagno, le cascate sono molto fotogeniche anche se l'acqua è marrone.
Fatta qualche foto torno su e riprendo il sentiero. Ad un certo punto diventa bello scosceso e scivoloso ma, insomma, fa un po' avventura! Cammino cammino fino alla centrale idroelettrica e torno indietro perché, come già sapevo, non avevo tempo per chiudere l'anello. L'umidità è elevata e sudo quasi quanto a Kuala Lumpur.
Sono molto entusiasta della mia uscita, non ho visto nessun turista, ci si sporca e c'è un grado di libertà elevato.
Giro avanti e indietro per capire dove fermarmi a mangiare e, quando lo faccio, mi fanno sedere al tavolo di un malese. Dopo poco fanno sedere pure un altro occidentale. Quando ordino il solito secondo piatto, l'occidentale mi fa "Buono eh?". Scambiamo due battute e dall'accento capisco che è italiano. Si chiama Simone, di Verona, e iniziamo a parlare di tante cose. Devo dire che dopo essermi sorbito un paio di italiani ventenni in ostello che mi han stordito di clichè e frasi fatte da pseudo alternativi, parlare con lui è un piacere. Ha circa la mia età e ha lasciato la Nuova Zelanda ma, prima di tornare in patria, ha voluto scoprire questa parte di mondo. Concordiamo su varie cose come l'università, o sul fatto di come sia difficile far capire agli italiani come il mondo reale differisca da quello che la televisione racconta loro. Mi ha detto che sua madre aveva paura di volare in Nuova Zelanda perché avrebbero sorvolato gli Stati arabi ed aveva paura di essere abbattuta...........e dall'altro lato mi raccontava di un suo amico italiano che era appena tornato da un viaggio in Iran, raccontando di che persone squisite sono gli iraniani, dell'architettura sopraffina e della storia affascinante. Figurati, vallo a spiegare a chi non viaggia che si può viaggiare in Iran! Tutti a pensare ai terroristi.
Mi racconta di suo nonno che era emigrato in Francia e aveva trovato lavoro nella produzione di marmo. Notando i prodotti che usavano per lavoralo, la sera dopo lavoro andava in biblioteca a studiarsi la chimica per rubare il mestiere. Tornato in Italia (pare che Verona abbia la fiera del marmo più grande del mondo) ha aperto una ditta che fa prodotti chimici per lavorare il marmo.
Si parla di viaggi ed esperienze e mi consiglia di fare il sentiero numero 1 e qualche posto da visitare in Malesia. Dopo questa chiaccherata di tre ore ci salutiamo, lui l'indomani va verso nord, e si chiude così un bell'incontro di viaggio, senza ansie del rimanere in contatto. La notte un nubifragio di proporzioni epiche mi impasta per bene il sentiero per il giorno dopo.
Altare fuori dalla guesthouse
L'indomani mattina penso di essermi alzato prestissimo invece purtroppo è già ora di mettersi in marcia. Il piano è folle, ovvero spararmi l'intero percorso partendo dall'ostello (traduzione: 30 km a piedi con la preparazione atletica di uno che aveva male alle chiappe a forza di star seduto sul bus....), ma voglio anche vedere i dintorni e quindi mi incammino. Pessima idea perché da vedere non c'è proprio nulla, men che meno i ricconi malesi che giocano a golf...sono 6,5 km di riscaldamento fino all'attacco del sentiero a Brinchang. Parte subito verticale e molto fangoso grazie alla pioggia della notte, ma facile. Cammino senza fretta nella giungla e ascolto i suoni. Le radici degli alberi formano degli scalini perfetti. Quando un cartello indica 680 metri alla vetta del Gunung Brinchang (2000 metri), inizia il vero divertimento. Addirittura in un paio di passaggi ci sono delle corde fisse, che si possono anche non usare, mentre in altri punti, compreso uno dove si deve arrampicare sulle radici, non c'è niente.
Qui c'è molto fango ed il sentiero risulta un pelo impegnativo. Insomma, da solo, nella giungla, ad arrampicarmi su per il monte nel fango, è una figata! Le nuvole che avvolgono il sentiero aggiungono fascino al paesaggio.

La prima parte del sentiero


Corda fissa
Il panorama dall'alto
Quando arrivo in cima un tizio mi chiede quanto ci ho messo...ma che ne so! Mica sono un crucco col garmin! Gli dico che mi son preso il mio tempo per gustarmi la passeggiata ed evito di menzionare il fatto che sono partito da Tanah Rata, e mi chiede se era scivoloso. Gli chiedo da che parte per la Mossy Forest, la foresta ricoperta di muschio, e mi consiglia prima di guardare il panorama dalla torre di avvistamento, ma essendo la stagione delle piogge le nuvole avvolgono tutto e non c'è molto da vedere.
Scopro che è una guida locale quando mi supera col suo fuoristrada pieno di turisti, che si fermano proprio alla Mossy Forest, dove hanno attrezzato una pedana per portare la gente dentro la giungla senza farli sporcare.
Visto che la mappa indicava il Gunung Irau a 2090 metri, già che ci sono decido di allungare un po' e raggiungerlo. Il gruppo di turisti davanti a me torna subito indietro visto che avevano le scarpe bianche e la loro guida aveva lasciato loro 20 minuti per vedere la Mossy Forest. Manco a dirlo, dietro l'angolo c'era la parte bella di questa foresta. Gli alberi non sono alberi, sono entità, come una costruzione, un edificio, ci cammini attraverso su uno dei loro piani formati da radici, rami e muschio. Non sai bene se cammini sul terreno o a mezz'aria. Tutto è intrecciato e la nebbia rende i luoghi veramente irreali! Mi ritrovo a fare un servizio fotografico ad una foresta perché è veramente magnifica. Mi faccio degli autoscatti alla Bonatti che magari quando li vedrete penserete che sono un pirla, ma secondo me meritava davvero far vedere dove sono stato e cosa ho fatto.




Piano di sopra...
...piano di sotto
Sulla strada principale al ritorno
Il sentiero, sempre più fangoso, sembra scendere invece che salire e decido che non vale la pena immergersi nel fango e poi manco vedere niente a causa delle nuvole.
Così torno alla pedana e seguo la strada in discesa. Simone mi aveva detto che sarei passato in mezzo alle piantagioni di thè e, anche se all'inizio non sembrava, è proprio così. Anche se hanno spazzato via la giungla per far posto a queste piante, devo dire che le colline tutte pettinate a macchie sono proprio belle, come la foto che io e Silvia vedevamo del Taiwan nella metropolitana di Sydney.
La via del ritorno è molto, molto lunga e le mie gambe già fanno male anche se mancano ancora 12 km. Un paio di persone a dire il vero si fermano per offrirmi un passaggio (e qui i malesi guadagnano mille punti perché in Italia non mi è mai successo), ma io voglio portare a termine la mia mini impresa. Non che ne valga la pena, paesaggisticamente parlando, ormai non c'è più giungla, fango, nebbia, piantagioni di thè da attraversare, solo una strada rumorosa, ma con qualche sosta arrivo a destinazione. E pensare che poca gente viene qui per i trekking! A me sono piaciuti molto e ovviamente si possono fare in modo più intelligente del mio. Pensare le spedizioni che arrivavano a scoprire questi luoghi per la prima volta ed il sentiero se lo dovevano pure creare... 
Stamattina mi ha svegliato il temporale. Andando a mangiare ho capito che non avrei potuto fare altri trekking visto la forte pioggia, e così ho cercato di capire come spostarmi. Visto che mi ero trovato bene con la compagnia del bus, ho provato a chiedere a loro ma non mi portavano dove volevo, ho chiesto se conoscevano chi lo facesse (che vuol dire attraversare un ponte in una delle maggiori città), e mi han detto di no, così alla fine sono andato in stazione ed ho avuto la conferma di quello che credevo, e cioè che qui non c'è un organizzazione generale ed ogni compagnia pensa per se. Alla stazione ho trovato quello che cercavo.
Ovviamente appena rientrato, uno dei miei contatti mi ha detto che qui in zona c'è una bella grotta e anche rafting volendo...vabbè magari al ritorno!
Diverse mappe con diverse informazioni:


Ci sentiamo 

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