venerdì 21 novembre 2014

Ospitalità autentica, scambi di idee e inconvenienti del viaggio allagiornata

Scritto da Matteo:
La sera a siam reap provo a fare richiesta per CouchSurfing a phetchaburi, tanto per provare.
Il viaggio di ritorno l'ho fatto più comodamente di quello di andata, ma probabilmente il prezzo del biglietto era eccessivo, visto che la peculiarità del servizio dovrebbe essere quella di lasciare i bagagli sul bus, invece ce li hanno fatto portare dietro perché dovevano scansionarli...cosa che puntualmente non è avvenuta. Le pratiche alla dogana sono state più veloci questa volta, dato che non dovevamo comprare nessun visto e le code erano poche. All'uscita il bus non si trovava, e dopo aver girato a vuoto dieci minuti mi sono riunito con i compagni di viaggio e il bus, dopo mezz'ora, è arrivato.
A mo chit ero un po' spaesato ma son riuscito ad orientarmi, pranzàre al volo e rituffarmi nel micromondo degli spostamenti urbani di bangkok. Ero dubbioso se andare alla stazione "sud" dei bus o se andare prima alla guesthouse. Mi sono ricordato che vicino a dove dormivo e mangiavo a bangkok c'era un'agenzia turistica, già risultatami inutile, gestita da un ladyboy. Decido di andare li a chiedere per il bus ed i prossimi elementari spostamenti, prima il mercato galleggiante di damnoen saduak a sud della città, e poi phetchaburi, ancora più a sud.
Combatto con qualche tuktukkista per andare a khaosan road ad un prezzo ragionevole e, una volta giunto, naturalmente, il mio folle itinerario non è contemplato dalle agenzie turistiche. La controproposta è andare a damaoen saduak, ritornare a bangkok, e poi ripartire per phetchaburi, che è la soluzione meno costosa, e la logica domanda "non posso proseguire in bus o in treno?" produce aggrottamenti di sopracciglia e una mitragliata di telefonate conclusasi con un nulla di fatto.
Ringrazio, vado pochi metri oltre alla guesthouse, che mi ridà la stessa stanza di due settimane prima, e trovo la risposta di un host a phetchaburi che addirittura mi ringrazia per aver riposto in lui la mia fiducia...e vi anticipo che era la giusta premessa per quello che poi è successo.
Dopo aver sprecato 13$ per una chiamata inutile, visto che non è molto abile con l'inglese, via Skype siamo riusciti a capirci e mi ha ricoperto di informazioni utilissime per realizzare il giretto che avevo in mente, ovvero in che stazione dei bus andare, che bus prendere per raggiungerla, cosa chiedere sul bus, in stazione e cosa chiedere a damnoen saduak per proseguire il mio viaggio. Un idolo.
È così il giorno dopo prendo il l'autobus per la stazione sud-che-a-sud-non-è (mai tai sai) e in pochi minuti parto verso i mercati galleggianti.
Naturalmente il bus mi lascia davanti ad un'agenzia di barche per visitare i mercati in primissima persona, ma a me di visitare i mercati in barca non interessava un fico secco, io volevo solo dare un'occhiata, fare due passi, e ripartire. Il prezzo di lancio per la barca è 600 baht per un'ora, e ovviamente spreco fiato chiedendo "ma non posso andarci a piedi?" La risposta è che non si può, per girare a piedi c'è il mercato notturno ecc ecc. Questa realtà inizia seriamente ad irritarmi. Giro in tondo due o tre volte e, senza pronunciare una parola, il prezzo era già 400 baht. 
Ma andate a cagare.
Avevo letto che i thailandesi sono molto sorridenti e cordiali, ma finora tra camerieri, cuochi, autisti di mezzi vari e staff di ostelli, mi pare che più metti mano al portafoglio e più questa cosa è vera. Se cerchi di fare per i fatti tuoi, non sei mica tanto simpatico.
Prendo il mio zaino, mi incammino nella direzione in cui avevo visto andare le barche, e dopo 5 o addirittura 7 minuti di cammino, eccomi ai mercati galleggianti.




Sono abbastanza particolari, con gente che si fa fotografare con pitoni sulle spalle o in mezzo alle gambe, e i classici negozi con la solita roba che si trova in tutti i posti battuti dagli stranieri.
Mi allontano un po' dalla folla per vedere cos'altro c'è, ma gli altri canali sono vuoti.
Il giro però vale la pena perché vedo un coccodrillo. O meglio, ripassando lo vedo di nuovo e mi accerto di aver visto bene, ma alla sera sitthichai, il mio host, mi dirà che era più probabilmente una iguana molto grande.
Avevo seguito i consigli di una guida che diceva di andare la mattina sul presto per evitare la ressa, ma sembrava più che fosse tutto chiuso in attesa di un mercato notturno. Trovo però delle passerelle in teak,
 molto più belle di quelle in cemento che incorniciavano i canali piani di barche e turisti.
Così per ridere, chiedo un prezzo in un negozio...e vai con 750 baht, sorrido, faccio per andarmene e mi dicono "no no aspetta, dimmi tu quanto vuoi!" E io dico che era solo per sapere. "500!...400!" E me ne vado...quando sono ormai lontano mi gridano "mister!!!! 200!!!!". Il tutto senza aver fiatato. Ma tanto non mi interessava.
Pranzo con i loro intrugli, perché non avevo trovato niente che sembrasse più commestibile, poi chiedo dove prendere il bus. Il bus, per portarmi a rachaburi, dove prenderò il treno, mi chiede 200 baht che sono tanti visto che avevo pagato 78 baht da bangkok fino qui in bus, ma sempre più giustificabili di un tuk tuk, che gli stessi soldi li vuole per dieci minuti di guida nel traffico. Rachaburi invece è relativamente distante. In stazione faccio il biglietto del treno, e devo aspettare un paio d'ore. Il prezzo è esorbitante, 11 baht per un'ora di viaggio sui sedili in legno della terza classe, circa 25 cent di euro.
Sitthichai mi viene a prendere in auto in stazione e mi porta subito a vedere un paio di templi, poi andiamo a cenare a arriva la sua fidanzata. Sono molto carini, gentili ed educati. Pensate che lui si è preso due giorni di ferie per farmi da guida della città. Roba da non credere, ma ero il loro primo ospite.
La loro casa è fuori città, a trenta metri dalla spiaggia. Dopo la doccia vado a fare due chiacchiere e mi faccio consigliare su come proseguire il mio viaggio. Vedo il calendario del re e chiedo "ma siete obbligati ad averlo o lo volete voi?" E lei dice che lo hanno perché è un bravo re ed un bravo uomo. Gli dico che Nink mi aveva detto che il figlio invece non è ben voluto perché continua a cambiare moglie.
Il gelo. 
Lei mi dice, come mi aveva anticipato Nink, che è vietato parlare male dei sovrani, se ne può parlare solo bene, altrimenti si finisce nei guai, ma non capisco a che livello, visto che si passa l'indice sulla gola. 
Diciamo che è un amore decisamente asiatico, inculcato a tal punto che chi viene da fuori non capisce se la popolazione si è veramente auto convinta della cosa, o se sono solo terribilmente terrorizzati. A chiang mai per esempio al cinema mi ero dovuto alzare in piedi insieme a Nink durante un trailer di elogio alla vita del re. Stessa cosa oggi in stazione, ad un certo punto tutti in piedi per l'inno nazionale (mi sono astenuto). Anche con un cinese parlando di Tibet anni fa, avevo trovato la stessa ermetica chiusura mentale ed acriticitá.
Chiedo scusa e dirotto il discorso sul buddismo. Chiedo com'è possibile che sia una religione e, in mezzo a tanti discorsi, non capisco bene la questione, ma sembrano convenire con me che non dovrebbe essere quello che in realtà è, e probabilmente vivono la cosa come la vive un cristiano che guarda la chisa professare povertà e ricoprisi di ori. È una contraddizione, ma va bene così a tutti.
Il giorno dopo mi portano prima al "fresh market"

dove l'unico straniero sono io, e posso vedere, meglio che nel mercatino di bangkok, la quantità di pozioni ed intrugli che preparano in continuazione e mi viene da chiedere "ma la mangiate davvero questa roba?". La risposta è si.
Mi portano al tempio vecchio, quello nuovo, e poi, finalmente, alle grotte. Scopro che phetchaburi, inspiegabilmente, non è una meta turistica (nonostante le grotte con i buddha credo che siano il posto più bello che abbia visto qui finora).
I menù infatti non hanno scritte in inglese da nessuna parte.
Il parcheggio delle grotte è invaso dalle scimmie,
 e il custode ti invita gentilmente ad acquistare qualcosa per essere sicuro che non succeda niente alla tua macchina, e mette sopra un peluches di coccodrillo o serpente per tenere lontane le scimmie dalla tua auto...si certo, le scimmie...
Sitthichai si minusce di un bastone, visto che ha il terrore delle scimmie.
Mentre scendiamo le scale, diverse scimmie sono impegnate a risalire vie di grado abbastanza elevato sulle pareti di roccia tutto intorno.
Il fondo della caverna è molto bello, con la luce del sole che entra da un'apertura sulla volta e illumina statue e raffigurazioni in modo molto scenico. Inspiegabilmente la parte centrale della grotta non ha scimmie, che avrebbero ingressi sia dalle scale che da un altra voragine da cui discendono le radici di un albero. È veramente un posto magico e ci rimango un po' più a lungo.
La prossima destinazione scelta dalle mie guide personali è il tempio sulla cima della collina, ma la cabinovia è rotta e di andarci a piedi, con quel caldo, non ne voglio sapere. andiamo a prendere il biglietto del treno notturno che userò la sera.
Dopo pranzo lei va a lavorare e sitthichai mi porta in altri templi.

La domanda però gliela devo fare: "credi sia giusto che non possiate parlare male del re?". Ammette che non crede sia giusto, ma che comunque è un brav'uomo e pur sempre umano è che tutti fanno cose buone e cattive, e così ricadiamo nel solito circolo penso, ma almeno ho avuto la risposta che cercavo.
Andiamo a perdere un po di tempo in un parco dove girano aspiranti soldati marciando e cantando e aspettiamo che torni la sua fidanzata, dopo di che si va tutti a cena, ed il minimo che posso fare è offrirgliela, anche se devo insistere molto, perché la loro tradizione vuole che chi ospita provveda a tutto. "Vabbè io son italiano e quindi posso fare come credo no?". Dopo di che mi portano in stazione e aspettano il treno con me, nonostante avesse 40minuti di ritardo. Commovente.
"Se non ha ritardo non è un treno thailandese!" mi dicono...in Italia è pure peggio, gli rispondo.
È così mi rintano nel mio lettino con tendina e, raggomitolato, più o meno passo la notte dormendo a tratti.
Stamattina, nella stazione di surat thani, capire da che parte andare non è stato immediato, principalmente perché non sapevo dove andare. Dopo aver deciso di fare rotta su ko tao, si trattava di capire come arrivarci senza farsi fregare. Chiedo, inutilmente, un paio di prezzi, poi prendo il bus per la città e ricomincio. Mi fanno un paio di sparate, vado altrove e, forse, trovo un prezzo ragionevole, posto che so già che la pacchia del nord è finita.
Salgo sul bus ed il tempo è molto grigio e piove. Mi portano a don sak, e, mentre pranzo, scopro che non avevo fatto caso ad un particolare abbastanza importante: la stagione delle piogge a nord finisce a novembre, nelle isole invece inizia. 
Mi sembrava che la pioggia non fosse di quelle passeggere.
A ko phan nga ho preso il biglietto per ko tao, siccome avrei dovuto risparmiare rispetto a prendere tutto in una volta, secondo quelle dell'agenzia. Non ho risparmiato un fico secco, anzi ho speso pure di più.
La seconda barca aveva ritardo sul ritardo annunciato, ed il viaggio è stato ai livelli delle uscite in barca a bremer bay, a livello di mare mosso.
Arrivato a ko tao ho iniziato a camminare in cerca di un ostello che dalle recensioni doveva essere interessante, ma non l'ho trovato, così, tornando sui miei passi, ho preso il primo che ho visto, tanto i prezzi sono tutti uguali.
Finalmente ho potuto farmi una doccia (ero ripugnante anche per me stesso) e fra poco andrò non so dove a cenare, poi mi attende una sessione prolungata di sonno.
A prima vista, nel buio più totale in cui sono arrivato, il posto pare molto disordinato e sporco, spero domani di ricredermi, tempo permettendo.
Buonanotte 

Matteo

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