lunedì 4 gennaio 2016

Elucubrazioni

Sottotitolo:  Vivere a Sydney si, no, forse. E perchè?

Quello che segue è un dialogo interiore di Matteo ed esteriore con Silvia per cercare di mettere in riga una serie di pensieri contrastanti che ci hanno accompagnato praticamente per tutto il nostro soggiorno nella capitale del New South Wales. 
Sydney, diciamolo, è un gran bel posto per vivere. Almeno per quanto ci riguarda, il clima è ideale, nel senso che in inverno fa freddo ma non freddo come siamo abituati noi, specie di giorno, e d'estate fa caldo ma è molto ventilato e la sera si gira sempre in abiti da mezza stagione, Ci possono essere due giorni a 40 gradi, una settimana caldissima, ma poi arriva la pioggia e la brezza. Insomma niente di estremo, il che rende tutto molto godibile e vivibile.
Un aspetto che rende Sydney interessante, è che qui sembra essere la terra promessa degli omosessuali. E questo lo dico da un punto di vista empatico. La vergogna e la paura che devono provare in Italia, come in gran parte del mondo, il doversi nascondere sia come singoli che come coppie, qui non esiste. In questo posto hanno la libertà di girare mano nella mano, e la comunità è veramente numerosa. Praticamente nessun ambiente, lavorativo o di svago, è privo di qualche loro esponente. Pensare che da noi si sente parlare di gente pestata a sangue semplicemente per il proprio orientamento sessuale è tanto squallido quanto patetico e per loro, sapere che esiste un luogo dove potersi finalmente concentrare su aspetti importanti della propria vita, piuttosto che a nascondersi, credo sia quasi un sogno.
Essendo un posto dove arriva gente da tutto il mondo, nei supermercati la varietà di beni (e ci riferiamo al cibo in particolare, ma anche ai vestiti "etnici"), è incredibilmente varia, e già sappiamo che sarà una delle poche cose che  ci mancheranno davvero. Per non parlare della varietà di ristoranti, dove ognuno può scegliere la tipologia di cibo che più gli piace. In Italia la cucina italiana è troppo intoccabile, seppur nella sua magnifica vastità di cucine regionali.
Ma i miei sentimenti in merito sono così contrastanti e non riesco a capire il perché. Ci sono un sacco di motivi per rimanere, eppure è come se non ne valesse la pena. È difficile da spiegare.
Cerchiamo di esaminare la realtà da due prospettive diverse. Una chiamiamola superficiale, forse a torto, è una chiamiamola invidiosa, forse a torto.
Il mio capo in tutto questo tempo ha detto solo una frase, solo una utile, la quale mi ha permesso di rileggere la realtà qui in Australia.
Mi ha detto "Il dollaro australiano si sta svalutando così tanto che stanno ricominciando a produrre i materiali qui invece che all'estero". Io ho chiesto come mai, e lui ha detto che tutto quello che viviamo in questa parte di mondo, tutta questa ricchezza diffusa, proviene dalle miniere d'oro del Western Australia, il problema è che ne hanno estratto così tanto che ora l'oro si è svalutato.
Questa rivelazione mi ha spalancato gli occhi.
Gli australiani non lavorano sodo, non lavorano bene, non creano nessun valore aggiunto, hanno solo la fortuna di essere letteralmente seduti su una miniera d'oro.
E non è giusto.
Qui parte il punto di vista invidioso. Cammini per le strade e vedi 10 persone in un cantiere a far il lavoro di 2, e non è che lavorano tutti poco, 8 hanno letteralmente le mani in tasca. E prendono tutti un sacco di soldi. Vedi i "semafori umani", quelli che tengono i cartelli di "stop" e "avanti" prima e dopo i cantieri, che prendono 25 dollari l'ora per fare sto lavoro da ritardati. Questo lavoro di responsabilità può essere fatto ovviamente solo da chi ha appositi patentini, ed è gente pagata per stare seduta a guardare il telefono all'inizio delle strade che portano ai cantieri, dovendo gesticolare occasionalmente.  
Solo in una realtà del genere è possibile che esistano lavori come consegna a domicilio di scatole da trasloco nuove ed usate, gente che viene pagata ogni mattina per usare il famigerato blower, oppure il servizio di carwashing a domicilio (per non parlare del parrucchiere per cani, che pare vada molto, visto quanti canidi portano un'acconciatura migliore della nostra). Tutta questa abbondanza ed inoltre la gente manco lavora: nei cantieri nessuno lavora, ho sempre detto "Il giorno che vedo qualcuno in un cantiere che lavora, gli faccio una foto"...non ci sono ancora riuscito. Tutti a rubare lo stipendio, cosa che la gente vede come lavorare senza stress.
Essendo la pecunia il pezzo forte, per un motivo o per l'altro si finisce sempre a parlare di lavoro e soldi, di quanto si guadagna e di quanto si potrebbe guadagnare. Il fatto di essere pagati ad ore invece che per contratto, spinge poi naturalmente ad accumulare più ore possibili, in una escalation che porta poi all'avidità. E' un processo naturale, in cui abbiamo concretamente rischiato di finire anche noi, ma ci siamo dati subito una regolata al riguardo.
La gente qui non ha nessuna spinta evolutiva: parli col tuo capo che gestisce un bar e il giorno della mega finale di campionato gli dici "perché non mettiamo un televisore per attirare gente così gli vendiamo le bibite?", e ti fa una smorfia come dire "E chi me lo fa fare?".  
Perchè, appunto, tutti qui stanno già bene, benissimo, a tal punto che ho pensato che magari potrebbe essere questo il segreto della ricchezza: se tutti hanno stipendi alti, tutti hanno soldi da spendere e il denaro gira ancora di più, creando ulteriore ricchezza.
Ora la visuale di transizione tra invidia e superficiale, ovvero che qui non succede nulla, i giornali sono spessi il triplo che in Italia e non raccontano altro di cosa è successo in spiaggia e qualche gossip.
Ora la visuale superficiale.
Perché prenderla con invidia? Forse questo è davvero il paradiso, il mondo ideale. Voglio dire, siamo abituati ad una realtà italiana ed europea piena di problemi e sofferenza. Se non ci sono problemi, non c'è niente di cui preoccuparsi.
Immagina un luogo dove tutte le strade sono pulite, dove tutti danno la precedenza, dove la radio e la TV sono piene di spazzatura perché non hanno nessun dramma di cui parlare. La città è piena di parchi, ogni parco ha i suoi servizi igienici puliti meglio che in casa tua, a volte.
È vero, ti senti lontano dal mondo, ma in Europa quante volte parliamo di cosa succede in Sudamerica? Quante volte parliamo dei problemi dell'Africa? Quasi mai, a parte gravi tragedie. Anche, ma non esclusivamente, perchè l'Europa è già abbastanza problematica di per sè (mi sarei sempre evitato servizi su Iphone o festini o calcio. Volete un idea di cosa non si parla normalmente nei tg e nei giornali italiani? Guardate qui http://www.internazionale.it/ ).
Qui il lavoro non manca, e tutti vengono pagati più o meno uguale, una volta entrati nel tessuto sociale, il che forse è pure giusto, ovvero fai lavoro di ufficio se è quello che ti piace, non solo per essere pagato di più.
La popolazione è giovanissima, e la gente fa figli. Perché non ha paura del futuro. Non ha pensieri. Qui non ci sono tutte quelle paure che ormai in Italia si sono incancrenite, sono diventate ancestrali, al punto che la gente non sa manco più di cosa ha paura. In Italia nessuno fa figli perché devono prima avere un lavoro fisso da almeno 7 anni per avere speranza di non perderlo. Qui se lo perdi, ne trovi un altro. Il problema non si pone. Abbiamo parlato con madri di famiglia che hanno perso il lavoro e dopo uno o due mesi la loro ricerca di un lavoro nuovo era a due o tre tentativi...Silvia due o tre tentativi li fa forse in 10 minuti.
La gente in Italia non va via di casa e non mette su famiglia perché prima deve avere i soldi per mangiare, poi per pagare le tasse.
Qui vedi gente della tua età con già due figli magari. Tutti sono rilassati.
Se al lavoro fai vedere che ti sbatti, ti danno ancora più da lavorare, se invece te la meni, non ti dice niente nessuno, anzi, a volte sei più supportato ancora.

Poi ripensi da dove vieni, a quanto la gente da te si deve sbattere per tirare avanti, a quanto impegno ed ingegno ci mettono, e pensi che non è giusto.
Perché appunto tutta questa realtà australiana, questo benestare, non è frutto di anni di impegno e dedizione, ma solo della fortuna di avere il metallo più prezioso di tutti.
Per questo c'è gente che viene qui e non vuole più ripartire, perché è facile vedere la parte bella.
Ma non crediamo riusciremmo a continuare a stare qui e a farci del nervoso. Forse è la differenza tra chi ha l'ambizione di stare bene e spensierato nella vita, e chi invece è stato abituato a soffrire e sudare, e non riesce ad uscire da questa mentalità.
Vivo quotidianamente in questo contrasto dove la sera io e Silvia siamo di fronte all'Opera House e all'Harbour Bridge con la torta di compleanno perfetta che probabilmente è possibile trovare solo qui, e la mattina dopo sono a dipingere un soffitto che si sta scrostando, senza rimuovere prima la vernice vecchia, senza stuccare, solo ripitturare...l'ennesimo lavoro stupido. La sera dici "Ma si, potrei dimenticarmi di tutte le loro idiozie e godermi tutto questo", ed il giorno dopo invece dici "Non ne posso più di fare questi lavori da ritardati".
La stupidità dilagante ti lascia quasi attonito, e per un certo verso, si ha paura di rimanerne contagiati. Il Polacco ci ha fatto conoscere il film "Idiocracy", che tristemente risulta essere la realtà presente in Australia, e non quella americana del futuro tra 500 anni come si vede nel film. Si rischia di risultare supponenti, ma quando ogni giorno si ha conferma di questa cosa, la si accetta senza sentirsi superbi. 

Mi viene il nervoso anche a vedere i bambini, che sono tutti viziati. Ti viene in mente che se ti fossi comportato così da piccolo, ora probabilmente avresti i lineamenti deformati dai ceffoni dei tuoi genitori. Ma se analizzi la questione da un punto di vista neutrale, quando è che i genitori insegnano ai figli a non essere viziati, a non fare i capricci? Quando cresci nella miseria, o quando lo hanno fatto i tuoi genitori, o i tuoi nonni. Quando non si doveva sprecare il cibo perchè era poco, o volere i giocattoli perchè non c'erano i soldi. Qui non c'è la miseria, non c'è la fame, non c'è mai stata, perchè mai dovresti insegnare a tuo figlio tutte queste cose, in un posto dove c'è abbondanza?
E' questo il punto, non riesco a vivere in un posto del genere, con l'educazione che ho ricevuto. Mi viene troppo il nervoso. Probabilmente è davvero il paradiso, se riesci a sciacquarti la mente da tutto ciò con cui sei cresciuto.
Ho anche pensato che posso essere stato "sfortunato" ed essere capitato nei giri sbagliati, aver conosciuto la gente sbagliata grazie al lavoro, magari in un'altra area della città non avremmo conosciuto ricchi snob, ma non si può neanche pretendere che noi si diventi degli studiosi di questa città.

Probabilmente qui c'è anche quello che è sempre stato definito "un futuro". Non ho mai capito cosa fosse sto "un futuro". Ho sentito per anni dire dai vecchi che in Italia i giovani non hanno più un futuro, che i tempi sono più duri che una volta perché ai giovani è stato tolto il futuro da sotto i piedi. Probabilmente io il futuro non l'ho mai visto come lo intendevano le vecchie generazioni, per quello non ho mai potuto comprendere appieno quelle parole. Forse il futuro è quello che invece qui sembra così a portata di mano, la mano di tutti: la possibilità di aver un lavoro non stressante, di portare a casa dei soldi e poter vivere una vita spensierata che ti permetta di diventare vecchio senza il terrore della bancarotta dietro l'angolo. E quindi ci riallacceremmo al discorso sui giovani che mettono su famiglia e si fanno la loro vita senza neanche un grattacapo.
Sto veramente cercando di sviscerare questa questione è più lo faccio più mi pare di essere il solito cervellotico che deve scavare fino al cuore della questione tutte le volte, invece che godersela e basta come farebbe chiunque altro.
Forse il punto è che Sydney è davvero un buon posto, ma per una serie di ragioni non è il mio posto. A dirla tutta ho pure sempre rabbrividito all'idea di una realtà totalmente tranquilla, dove finire a parlare di sport e politica al bar e con l'unico cruccio di attendere l'uscita del prossimo telefonino per dare una sferzata di novità alla mia esistenza. Una vita tranquilla per capirci.
Io sognavo di naufragi esplorazioni e sopravvivenza, avventura. Qui che avventura vuoi vivere...?
Probabilmente mi sarei potuto trasferire qui decenni fa, quando non ero ancora nato o non avevo l'età per fare questa esperienza, quando come ricorda la zia Giulietta, non servivano visti particolari o abilità o certificati: qui come in America, arrivavi con la tua valigia e ricominciavi una vita.

Continuo a tessere la trama di un dialogo in cui sono tesi e contraddittorio.
Ti viene da chiederti, chi ha ragione? Un giorno al lavoro sono arrivati non si sa bene come, degli anatroccoli. Per risolvere il problema sono arrivati in tre dal comune (idiocracy...), ma sono tre persone che vengono pagate! Tre persone che guadagnano soldi.
E i lavori, che vengono fatti male o per durare al massimo 10 anni, in fin dei conti fanno lavorare più persone più spesso, mentre da noi in Italia i lavori non portano ricchezza perchè sono fatti bene e per durare, quindi si lavora una volta sola e basta. Come la storia di quella azienda produttrice di televisori fallita perchè faceva televisori troppo ben fatti che non si rompevano mai e non richiedevano assistenza, mentre le aziende che producevano televisori peggiori sono ancora sul mercato.
Il problema è che la gente che paga per lavori fatti a questo modo, poi è pure contenta, perchè sono tutti decerebrati. 
Ho anche pensato, seduto du un traghetto "E se in italia non girasse l'economia perchè sono tutti impegnati in mutui trentennali e quindi nessuno può osare nelle spese?"
Qui tutti sono in affitto, e dopo un po' se ne andranno, quindi non devono coprirsi le spalle per affrontare una spesa dilatata nel tempo. Questo si riflette anche, a detta dei miei colleghi, sulla qualita delle case e dei lavori ad esse collegati: internet, ad esempio, secondo loro qui è di pessima qualità perchè essendo tutti in affitto, nessuno ha voglia di investire in linee potenti se tanto tutti sanno che cambieranno casa. Questa grande giostra immobiliare è davanti agli occhi di tutti: se, ad esempio, in Italia vengono propinati fino alla nausea articoli di giornale sui nuovi modelli di auto e moto (e non ho mai capito perchè), qui tre quinti dei quotidiani sono riempiti da annunci di case in vendita o in affitto (i restanti due quinti sono boiate aberranti che non potreste neanche immaginare, e finiscono puntualmente in prima pagina...). 

Tutto questo però poterbbe essere limitato a questa città, Sydney. Molta gente  dice che a Melbourne le persone sono più cordiali ed amichevoli e si vive in genere meglio. Ma a Melbourne non abbiamo vissuto propriamente, siccome la casa della zia Giulietta era a mezz'ora di treno, e trovare lavoro sembrava cosa impossibile. Altri dicono che anche le principali città a nord sulla costa Est sono più vivibili, pertanto non ce la sentiamo di estendere questi pensieri a tutto il continente.

Come in una puntata di Voyager, abbiamo posto il quesito senza affatto rispondere alla domanda, semplicemente elencando una serie di fatti.
Ad ogni modo tra qualche mese il nostro visto finirà, quindi la questione del vivere o meno a Sydney non si porrà, e questo ci darà modo di tenerci in moto e scoprire altre realtà .
Fine del pistolotto, passatevela benone gente!!

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