sabato 11 aprile 2015

Filippine (II parte)

Arrivati in stazione dei bus, con la nostra camera già, prenotata telefonicamente, abbiamo cercato comunque un posto più economico, ma o non ce n'erano, o erano tutti prenotati.
Eccoci quindi al Cliffside Cottage, tanto decantato su Internet come posto per backpackers e con buon rapporto qualità prezzo. Il che è vero, ma bisogna ammettere che dover sempre andare a chiedere alla manager di mettere l'acqua nel serbatoio per potersi lavare i denti, fare la doccia o andare in bagno, è un po' una rottura.
Ci siamo informati per i prezzi su kayak, i vari tour ecc e provato a fare amicizia, ma sembra che la vena sociale non sia tanto esposta negli umani moderni, a meno che non sia filtrata da uno schermo...
La caparbietà di Silvia comunque ha portato i suoi frutti: i nostri vicini di cottage sembravano predisposti (lui, perlomeno) a venire a fare il giro in kayak con noi, avendo loro lo stesso programma. Ovviamente la fortuna di ramblingzucchini ha voluto che la sua lei sia stata male il giorno seguente, quindi prima li abbiamo aspettati fino alle 11, poi lui è venuto a scusarsi e ha detto che lei sarebbe rimasta lì ma che saremmo potuti andare in cima al "monte" che sovrasta il nostro alloggio (per altro qui ci sarebbero falesie fino alla nausea, ma nessuno le ha ancora attrezzate, quindi è tutto allo stato brado), siccome un suo "amico filippino" gli aveva assicurato che era "molto facile e breve".
In città lui incontra un francese che ha un pub (dove ha probabilmente speso diversi soldi), che ci fa il "favore" di accompagnarsi all'attacco del sentiero, che ci apprestiamo ad intraprendere nella frescura del meriggio......
Seguiamo il francese in mezzo a stradine che non sappiamo se siano pubbliche o private, con bambini molto "simpatici" che ci salutano. Eccoci arrivati, il francese se ne va.
Iniziamo ad arrampicarci, letteralmente si può dire.
I bambini ci dicono "a sinistra! No, a destra!". Silvia e Nathan Never procedono sicuri, Matteo intravede già la trama del film...al suono di "riesco a vedere il sentiero! Si, da questa parte!", finiamo in una piana di fango, con i bambini che iniziano a dire "siete sicuri che la strada sia giusta? Non vi serve una guida?".
Dopo la traversata nel fango, altra parete a di 3-4 metri, lui finisce la sua birra e segue le "evidenti tracce di passaggio" che può "chiaramente vedere".
Matteo stupidamente insiste nel dire che probabilmente una volta scavalcata, non ci sarebbe stato niente e....CASUALMENTE era proprio così.
Quando la coppia d'azione si degna di ascoltare Matteo, anche loro convengono che se i bambini dicono sinistra, in realtà è destra, e via dicendo. Ad ogni modo evitiamo lo scontato finale dove Nathan Never mezzo brillo cade da 6 metri slegato e muore stupidamente. Si torna indietro infatti, e Matteo viene solennemente insignito del titolo di guida da Nathan Never. Matteo declina l'offerta, avere senso critico non vuol dire essere un esperto della zona o essere in grado di guidare spedizioni.
E così rinunciamo, anche se l'ultimo tentativo di pagare i bambini viene comunque fatto, inutilmente.
La realtà vista da Matteo è che il francese ha visto un babbo da spennare e lo ha portato in pasto ai ragazzini, che nella migliore delle ipotesi ci avrebbero abbandonato quando saremmo stati troppo incastrati per rincorrerli. Lui non è di questo avviso, anzi "mi fido del francese" dice, una fiducia nata da una notte a comprargli birre.........
Ad ogni modo, la mattina seguente vediamo qualcuno lassù a guardarsi l'alba, quindi ci si può andare, ma solo con una guida. Il sentiero non esiste ed in alcuni tratti si deve effettivamente arrampicare  slegati. Nessuno è disposto a dirti dove inizia il sentiero e comunque, come detto, tutto le attività sono rinchiuse in tour a pagamento.
Le filippine vengono descritte come l'ultima frontiera, ed in effetti è tutto selvaggio e verde, ma tutto quello che è raggiungibile dal turista è tutt'altro che frontieristico, ma anzi addomesticato in svariati all-inclusive.
Passiamo qualche ora con Nathan Never, canadese che fa "un sacco di soldi" spennando riccastri che hanno bisogno di costruire un tetto per le loro ville. A causa del clima, il suo business è aperto da aprile a ottobre, e per il resto va in giro.
Dai discorsi abbiamo capito che il Canada è come l'Australia, anche se lui ha detto che loro sono come la Nuova Zelanda, e gli USA come l'Australia.
Se non altro ha detto che anche secondo lui in Australia lavorano a rovescio.
La sera siamo andati in cerca di una bella cenetta, dopo che Silvia ha finalmente capito che non è possibile farsi da mangiare, manco insalate, e che comunque non conviene.
Siamo finiti in cima ad una collina ad un buffet, un posto bellissimo dove abbiamo passato una bella serata.
Il giorno dopo giro in kayak, quello che dovevamo fare con i canadesi (lei ha passato la notte in ospedale) a Caticlan Island.
Ridi, ridi, babbeo...
Volevamo arrivare alla lagoon ma finito di attraversare il "mare aperto", alla prima spiaggia, Matteo non era in forma, e dopo un po' è dovuto andare in mare ad espletare certe funzioni.
Ritiene che l'environmental fee che fanno pagare per fare i tour, avrebbero dovuto scalargliela, visto che ha pure sfamato i pesci locali...
Breve spostamento alla spiaggia seguente, stessa scena, come pure alla spiaggia successiva...quindi si stende e sente i brividi dell'influenza. Eravamo probabilmente a metà strada verso la nostra meta, ma Silvia decide saggiamente di tornare indietro (quel babbo avrebbe ancora remato e sarebbe probabilmente svenuto più avanti...).
Quindi Ercolina-Silvia ha remato fino a casa e ha salvato Matteo, con il kayak che era inclinato da una parte e andava sempre verso destra, quindi Matteo doveva stare da un parte e usava la pagaia come timone.
Era comunque bellissimo sulla strada del ritorno vedere Silvia meravigliarsi per quello che vedeva sott'acqua, sempre elettrizzata come una bambina.
Sbarcati a El Nido, Matteo è andato a farsi una doccia e in letto fino alla mattina seguente, e anche Silvia verso sera si è sentita male, quindi eravamo entrambi medici e pazienti.
La mattina eravamo riabilitati, e l'abbiamo passata a cercare di pubblicare il post precedente (caricare le foto è un supplizio) e a cercare di capire come organizzare i prossimi spostamenti. La sera ci siamo regalati un bel tramonto.



I canadesi se ne sono andati e abbiamo preso il tour A, che abbiamo fatto l'altro ieri.
Eravamo indecisi tra A e C, abbiamo optato per l'A per evitare la visita alla chiesetta, ma abbiamo scoperto che nel C avremmo fatto snorkeling meglio.
La Big Lagoon è meravigliosa,



ma visitarla insieme ad altre 5 barche sa tanto di parco giochi, e tra l'altro data la poca profondità dell'acqua, gli spazi e il numero di barche, non ci si può tuffare. Stessa cosa vale per la Secret Lagoon, i primi che l'hanno visitata anni fa avranno trovato un paradiso, ora arrivi in barca, in mezzo ad altre 20 barche, ti tuffi, raggiungi l'entrata che altro non è che un buco nella roccia, e fai la coda. Ti infili nel buco e sbuchi in un minimondo circondato da altissime pareti di roccia, dai uno sguardo e la guida ti dice "forza che dobbiamo andare". La magia non c'è proprio più.
Ci hanno portato a fare snorkeling in un posto dove poi abbiamo mangiato. Silvia, per paura delle meduse, non voleva scendere, ma Matteo l'ha convinta.
A pranzo siamo riusciti a mangiare qualcosa nonostante Fred Flintstone volesse mangiare anche la buccia dell'ananas!
Azzannare o non azzannare?
Azzannareeeeee!
Anche la Small Lagoon era molto bella, e Silvia non voleva scendere perché la guida ha parlato di pesci che mordono, ed in effetti venivano a "morderti i piedi" in cerca di cibo, ma niente di doloroso...la sua paura però non è passata. Di veramente spaventoso invece c'era una schiera di decerebrati con kayak che senza controllo rischiavano di picchiarti in testa e sembravano sopra gli autoscontri. Per la solita serie "all-inclusive=la gente lascia il cervello sul comodino".
Il carretto dei gelati, con la sua inconfodibile musichetta, arriva anche qui, in versione barca.....Matteo si sentiva perseguitato.
Verso le 15 arriviamo a 7 Commando Beach e Matteo si sente di nuovo male.
Tralascia quindi la parte sociale del tour, che invece porta avanti Silvia, per cercare di arginare i danni, con successo relativo.
Nuovamente, sbarcati, se ne va in camera, Silvia rimedia qualche vivanda e lo raggiunge.
Dopo 6 imodium in 2 ore, andiamo dal dottore,
L'interno dell'ospedale di El Nido
Lettino per operazioni
che lo imbottisce di farmaci, ma almeno tampona le perdite, in tutti i sensi...
Altra notte di digiuno e sonno.
Ieri quindi abbiamo preso il bus di mezzogiorno per Puerto Princesa e dopo 6 ore siamo arrivati
Il pranzo di Compleanno per Matteo by Silvia
Stazione dei bus di Puerto Princesa!

e abbiamo raggiunto Mars, il nostro couchsurfer, un ladyboy.
Esatto.
Abbiamo voluto provare a scrollarci di dosso altri retaggi, visto anche che aveva ottime referenze, e siamo stati molto contenti, è una persona squisita e molto molto gentile. Abbiamo parlato, come spesso capita, di esperienze di CouchSurfing e forse stasera andremo a sentirl-O/A cantare.
Statecibbene!

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