giovedì 23 aprile 2015

Diario di viaggio: Filippine (IV ed ultima parte)

Info utili per i vari spostamenti:

Noi abbiamo sempre preso lo spostamento più economico e del popolo proletario, non dei ricchi borghesi!



Puerto Princesa – El Nido (BUS)

Opzione 1
~ 6-8 ore
300 P
NO air con
Roro Bus
Puerto P. terminal
Opzione 2
~ 6 ore
+ 300 P
NO air con
Cherry Bus
Puerto P. terminal
Opzione 3
~ 5 ore
500 P
Air con
Minivan
Varie zone della città

EL Nido (turistico)
- Spostatevi sempre a piedi anche dalla/per la stazione. E’ un paese, non una città.

- Kayak 450PHP/day (dovete contrattare)

- Tour consigliati A e C. L’agenzia più economica è la Sea Horse…ma accertatevi che vi diano l’environmental permit (per ovvi motivi).  In loco, contrattando a voce tutto è più economico.
- Accomodation: Cliffside House 700PHP/night (ottimo qualità prezzo)

- Internet non funziona bene da nessuna parte. La corrente e l’acqua a volte mancano…adattatevi!



Puerto Princesa – Cebu (AEREO)

- Consigliato il volo con Cebu Pacific (40-80Euro)
- Ferry da Coron, più costosa



Cebu – Caticlan (Boracay) – Sablayan (BUS+FERRY)

Opzione 1 Volo Cebu-Boracay + vedere tabella sotto per raggiungere Sablayan

Opzione 2 Provarla per crederci! (molto economica ma luuuunga)


TRATTA
DURATA
COSTO

COMPANY
STAZIONE
Cebu – Oslob*
~ 3 ore
150 P
NO air con
Ceres Bus
Cebu terminal
Oslob* - Liloan
~ 1,5 ore
13,5 P
NO air con
Ceres Bus
Bordo strada
Liloan -Sibulan
~ 1 ora
62 P
Ferry
unica scelta
Liloan Jetty
Sibulan- Bacolod
~ 8 ore
380 P
Air con
Ceres Bus
Bordo strada
Bacolod - Dumangas
~ 2 ore
90 P
Ferry
Montenegro
Bacolod Jetty
Dumangas - Iloilo
~ 1 ora
25 P
Jeepney
---
Bordo strada
Iloilo - Caticlan (Boracay)
~ 6 ore
370 P
NO air con
Ceres Bus
Iloilo terminal
Caticlan - Bulalacao
3 ore
375 P
Ferry
Fast cat
Sotto i tendoni del Jetty Caticlan
Bulalacao – San Jose
~ 2 ore
140 P
NO air con
Van
Bulalacao Jetty
San Jose – Sablayan
~ 3 ore
100 P
NO air con
Ordinary Bus
San Jose Terminal
 

*in realtà era Tan awan, per vedere gli whale sharks


Bordo strada significa che le stazioni non esistono o farsi indicare dai locali dov’è il luogo di raduno, oppure farsi dire la strada principale e fermare il bus sventolando le braccia.

Dumangas è stato un incidente di percorso, nel senso che una compagnia non lavorava proprio quel giorno, altri traghetti erano fully booked! Se riuscite ad andare ad Iloilo direttamente è meglio. Bulalacao è stato un altro incidente di percorso perché non c’erano più traghetti fino alle due di pomeriggio…ma è stata un ottima scelta!

ATTENZIONE: nei porti vi verrà chiesto di pagare il terminal fee (da 10-50P) e a volte l’environmental fee (20-80P)



Sablayan-Manila-Banaue (BUS)


Sablayan – Manila*
~ 10 ore
800 P
Air con
Dimple Star
Dimple terminal
Manila - Banaue
~ 8-10 ore
450 P
Air con
Ohayami Trans
Lacson Avenue, corner Fajardo Street (Manila)



*Se volete andarci con gli ordinary bus vi costa di più, ma se volete far tappa a Puerto Galera vi conviene. Prendere l’ordinary bus vicino al mercato fino a Abra de Llong, prendere la ferry per Puerto Galera O Batangas. Continuare per Manila con gli ordinary bus.



Il nostro itinerario da Cebu a Manila
Gli orari che trovate in internet delle varie compagnie che vi linkiamo qui sotto sono INDICATIVI. Alcune ferry hanno una o due corse al giorno, non fidatevi dei cartelli o info in Internet. Siete nelle Filippine…per godervele andate in loco a chiedere..conoscerete pure gente molto simpatica.


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La mattina seguente, abbiamo preso il bus in direzione Sablayan. Silvia aveva letto infatti ottime referenze riguardo Apo Reef, ovvero un'isola/parco nazionale dove poter fare immersioni e anche snorkeling. Abbiamo chiesto al triciclo di portarci alla stazione dei bus, che secondo Google doveva essere molto fuori città, e dopo un minuto eccoci di fronte ad un distributore di benzina che fungeva anche da capolinea per il nostro sgangherato bus.
Il cosidetto "ordinary bus"
Il distributore lo riconoscete grazie ai transformers!
Non ci sono vetri alle finestre e Silvia non è molto convinta ma alla fine saltiamo su.
La strada a tratti è sterrata e attraversiamo distese di campi di riso, il quale, una volta raccolto, viene messo a seccare nei campi da basket oppure sulle strade, alcune laterali totalmente coperte di riso, ma anche la strada principale è riempita per una corsia, a quando i mezzi si incrociano, non disdegnano di guidare sopra di esso.
Silvia prova una specialità filippina: panino al gelato (la sua triste infanzia)
Giunti a destinazione, scendiamo insieme ad una coppia finlandese, anche loro senza grandi idee su dove andare, se non un nome letto su Internet, e così tutti e quattro partiamo alla volta di Gustav's Place, il posto più economico della zona. I tricicli ci lasciano davanti ad un fiumiciattolo, che necessita di una barca per essere attraversato. La barca è molto mal messa, e i 15 metri di attraversata sono molto stressanti perché l'imbarcazione è piena d'acqua e molto instabile. Ci sentiamo già capottati con danni ingenti alle diavolerie elettroniche, ma infine sbarchiamo sul molo di terra battuta che ci porterà a destinazione. Un ladyboy ci mostra le capanne disponibili, e decidiamo di rimanere.
Gustav è un austriaco che ha passato la mezz'età e vive la maggior parte dell'anno qui, il resto in Austria. 
Ci informiamo sui prezzi per andare ad Apo Reef, che sono esorbitanti è molto scoraggianti....abbiamo viaggiato in bus e nave 4 giorni e ora rischiamo di essere venuti per niente. Silvia viene però avvicinata da dei tedeschi con lo stesso intento, e la sorte fa arrivare anche tre canadesi e due svizzeri, e quindi il costo scende abbastanza da rendere realizzabile l'impresa. La possibilità di fare due giorni sull'isola di arena sullo scoglio dei costi.
Lunghe consultazioni tra i membri della nuova squadra
È così per pranzo-merenda-cena andiamo in paese con i tedeschi. Sono in viaggio per il mondo è staranno via in totale un anno, ci raccontano cosa hanno visto e dove vogliono andare. Passiamo per la spiaggia, evitando così i traumi di un'altra attraversata in barca. Qui i bambini sono molto carini e ci salutano sempre varie volte "Hello!", "Hi!".
Al mercato centrale troviamo un posto per mangiare, che, visto che non stiamo male, diventerà il nostro porto di fiducia, almeno per noi due.
Il giorno dopo la partenza è prevista per le 6:30, con la barca (che costa tanto perché non è di loro proprietà), che porta in bella vista la scritta Gustav's Place........Due ore di viaggio ci portano quindi all'isola, in prossimità della quale il gruppo dei divers si tuffa alla scoperta del fondale. Noi snorkelisti siamo invitati a seguirli, ma Silvia non se la sente, ha troppa paura.
L'espressione del terrore...
L'isoletta
E così Matteo va con gli altri, ma dopo 5 minuti torna indietro e riesce a convincere Silvia a seguirlo, e insieme vedono bellissimi pesci con la pinna a forma di C, stelle marine viola e altre enormi e tanti coralli finalmente vivi (verdi, rosa, blu, gialli e ocra)













Foto gentilmente concesse da una ragazza che snorkelava con noi
La parte migliore era lontano da riva, e dopo un po' torniamo sulla barca per spostàrci nel secondo luogo di esplorazione, dopo che i divers ci hanno raccontato di aver visto gli squali, per niente aggressivi (cosa che mette ulteriore agitazione a Silvia).
Appena arriviamo, come anticipato da un tedesco e che è qui da 2 mesi, un pesce Napoleone inizia a nuotare intorno alla barca. Noi non sappiamo di cosa si tratti, e capiamo che è un pesce tranquillo quando tutti si tuffano in mare. Convincere Silvia è stato impossibile, e così Matteo va da solo.
È davvero grande! A forza di insistere, dopo una decina di minuti Silvia trova il coraggio di scendere in acqua ad ammirare questo "pesce-Elvis", ma la cosa dura poco e ben presto se ne torna in superficie, anche se insistendo Matteo riesce a farle vedere anche altri pesci.
La foto non rende...era molto colorato!
Pesci neri e viola e blu





La corrente è molto forte e porta a riva, così dobbiamo tenerci alla barca per ammirare questi pesci così colorati. Ad un certo punto Matteo decide di lasciarsi andare e la corrente, lentamente, lo trasporta verso riva. Si sente come un astronauta alla deriva nello spazio, osservando il pianeta sottostante, e fischiettando fluttua nella galassia.
Quando il sangue gli torna al cervello, visto che l'ora di pranzo incombe, nuota verso la barca, e la cosa risulta essere una fatica da triathlon, con in più la maschera che fa sempre schifo e continua ad appannarsi inspiegabilmente.
Dopo il pranzo, terza immersione, ma Silvia non si fida nuovamente ad entrare per l'eccessiva profondità del mare, e questa volta a ragione: un muro blu con raggi solari che si spengono in profondità è lo scenario che accoglie Matteo, e siccome i divers avevano detto che probabilmente sarebbe stato facile vedere gli amichevoli squali, l'idea di incrociare uno squalo all'ultimo istante lo ha fatto desistere e tornare con Silvia.
In conclusione, Apo Reef ci ha un po' deluso, come pure Sablayan, dove contavamo di fermarci una settimana per vedere tanti pesciolini e fare tanto mare, invece la spiaggia e il mare sono brutti.
Durante il viaggio di ritorno Matteo ha fatto una lunga chiacchierata con le tedesche, che gli hanno confermato che in Germania, a 20 anni, i genitori ti cacciano di casa, e si è parlato del perché è percome si viaggia.
La sera, solo noi due siamo andati a cenare al mercato, ma non abbiamo fatto i conti con il tramonto, che pure ci siamo fermati ad osservare, così al ritorno l'abbiamo fatta tutta al buio.
Avevamo fatto tanto per risparmiare giorni, evitando di guardare le chocolate hills o di andare a camminare sui vulcani, per essere qui con tutta calma, e ora volevamo andarcene al più presto da questo posto, neanche economico.
Silvia aveva già provveduto a mettere un tampone alla situazione: quando, la sera prima di andare ad Apo Reef, Matteo le aveva chiesto il caricabatterie, lei ha avuto un sussulto e si era resa conto di averlo lasciato a San Jose. Sittanto, visto che dovevamo trovare cosa fare nella seguente settimana, e Silvia è molto più brava di Matteo a fare ricerche ed organizzare, lui il giorno dopo è partito col primo bus per la catapecchiosa cittadina, dopo che ci siamo accertati via telefono che la reception avesse trovato il caricabatterie (il che è stato abbastanza un parto visto lo scarso inglese della receptionist)
Quando chiedi del bus, ti mandano alla stazione dei bus, ma trovi i bus Dimple Star,
con aria condizionata, e non quelli da guerra con cui siamo venuti qui. Nessuno ha saputo indicare dove fosse l'altro bus, e così...
Visto che la sera prima aveva fatto delle ricerche, ormai la piantina della città gli era familiare, e tutto quello che gli serviva era a 10 minuti a piedi. Nell'immagine sottostante potete vedere in basso a sinistra il distributore-capolinea dell'ordinary bus, ed in alto a destra i due capolinea dei bus, Dimple Star e RoRo Bus.
Arrivato alle 9:50, alle 10 Matteo aveva già il suo caricabatterie, e si avvia a vedere i prezzi dei 3 bus: 140 PHP quelli di linea, 113PHP quello sfigato, che gli promettono partirà alle 11, che poi diventano 11:30 e poi, inspiegabilmente 12:45, così che Matteo passa due ore sul bus senza muoversi di un metro aspettando di partire. Non capisce perché gli avessero detto 11 quando tutti gli altri passeggeri sapevano il vero orario.
Altre tre ore di bus e la grande fame lo porta al mercato, dove incontra Silvia per un tardo pranzo.
Canestro di copertone e cocco come palla!
Troppo invitante per non approfittarne!
La nostra capannina
Il ponte pedonale/motociclabile di Sablayan
La sera, il resto del gruppo ci racconta della loro visita a Pandan Island (si, l'ennesimo caso di omonimia), meno costosa di Apo Reef e probabilmente più bella visto che ci hanno mostrato foto di tartarughe marine che brucavano in un fondale di 5 metri di profondità ed erano gigantesche, lunghe quasi come uno di loro....invidiaaaaaaaaaaaaaaaa!!!
Decidiamo quindi, scartate altre opzioni come provare a vedere Coron, o Puerto Galera, di tuffarci in una 10 ore di bus per Manila più altre 8 per Banaue, per vedere i terrazzamenti coltivati a riso, altro folle progetto che avrà conseguenze dolorose per il sedere di Matteo.
Dopo ore di ricerca capiamo che andare con il bus della Dimple star o fare da noi ha lo stesso costo se non minore, infatti nel bus troveremo solo locali.
Il bus della Dimple Star per Manila ha i "comodissimi" sedili che si smontano
e nessuno capisce di darci dei posti con spazio per le gambe di Matteo. I posti assegnati sono pessimi ma per fortuna  quelli affianco sono molto spaziosi (l'imperfezione delle costruzioni locali stavolta viene comoda), così Matteo si siede affianco ad una signora con cui scambia qualche parola, e Silvia davanti a lui passa un pessimo viaggio, probabilmente a causa degli spring rolls della sera prima...della serie che per un pelo non ha fatto la popò nel bus. Nonostante l'autobus fatiscente (chissà perché per San Jose che è a 3 ore, il bus era buono), per Matteo è stato il miglior viaggio finora, visto lo spazio per le gambe adeguato.
Nel viaggio è compreso il anche il traghetto per raggiungere Batangas e quindi Manila. Cerchiamo di capire dove fare i biglietti per Banaue, ma ovviamente nessuno lo sa, nemmeno il triciclista cui, alla fine, ci affidiamo, che infatti sbaglia strada. La partenza è alle 22 e quindi vaghiamo in cerca di cibo.
Stavolta hanno dato a Matteo un posto spazioso, il problema è che siamo sopra il motore, e un viaggio descritto da tutti come molto freddo, per noi è una sauna scomodissima. Ore dormite : zero...
Quindi se avete fatto bene i conti ci siamo sparati 22 ore di viaggio con cinque ore di sosta... 
In questo viaggio però facciamo la conoscenza di una coppia israeliana, Asaf e Nama che, la mattina seguente, ci portano alla guesthouse di cui avevano letto, con un buon rapporto qualità prezzo è un ottimo "ristorante" interno.
Per lenire il dolore alle chiappe, Matteo vuole andare a piedi fino alla piscina naturale di Banaue, a 4 km, ma poi ci stendiamo sul letto a riposare un'oretta.
Gli israeliani hanno in progetto un trekking di più giorni verso Batad,
fotogenica località di terrazzamenti di riso e, cercando di modellare il giro in base al meteo, decidiamo di farlo assieme. Il giorno seguente lasciamo gli zaini grandi in albergo e due tricicli ci accompagnano fino a Kinakin, punto di inizio della camminata.
Silvia contratta il prezzo...
Terrazzamenti vicino al punto di inizio
Il tempo non promette bene e infatti piove, ma solo leggermente, e nel tragitto cogliamo l'occasione per chiedere loro cosa ne pensano e come vivono la situazione Israele-Palestina e, a quanto pare, convivono con la realtà locale più che schierarsi, anche se Asaf, cautamente ammette che teoricamente almeno in principio i palestinesi erano dalla parte della ragione. Si parla anche di altre  cose, come la politica italiana e come vivono in Israele.
La camminata è facile e senza problemi,
a parte il fatto che a Matteo si staccano ENTRAMBE le suole degli scarponi.
Senza parole...
La strada sterrata finisce e chiediamo ad un vecchietto la direzione per il paese, ma rifiuta di aiutarci perché siamo senza guida. Per le varie escursioni è infatti presente una schiera di guide, cui abbiamo rinunciato data la presunta facilità del percorso.
Gli altri abitanti sono più cordiali e la strada principale altro non è che un sentierino di cemento e non si capisce mai se stiamo finendo in casa della gente o meno.
Silvia trova un'orchidea lungo il percorso, simile alla sua Nicolina!
Arrivo a Cambulo!
Asaf mostra i superpoteri e si sdoppia per questa foto
Giunti in paese, troviamo subito una guesthouse cui chiediamo i prezzi e poi ripartiamo per vedere il resto.
Ripide scalinate
Da una parte una grande struttura ricopre il campo da basket locale (con canestri in cemento armato!!!)



Ponti molto sicuri...

e dall'altra capanne tipiche sono ancora usate dai locali, che vivono in questo paese di pietroni. Sembra come di camminare in un documentario tranne che per il loro moderno vestiario. La seconda guesthouse è piena di occidentali e così ritorniamo alla prima, vista anche la cordialità del padrone di casa. Gli interni sono in legno e l'atmosfera è molto particolare. Grazie ai nostri due nuovi compagni scopriamo una realtà di cui non sapevamo assolutamente nulla, ovvero che gli israeliani sono i padroni assoluti del trekking mondiale, sono al primo posto come frequentatori dei trekking himalayani, formano praticamente una società parallela in India e pure qui nelle montagne filippine, i cartelli a volte sono scritte in hibru e c'è pieno di libri lasciati da israeliani passati. Effettivamente durante il nostro giro, incontriamo solo israeliani, o francesi, che sono onnipresenti nelle Filippine (senza tenere conto dei tedeschi ovviamente, che però sono leggermente meno del solito).
La sera è d'altri tempi, senza TV, senza internet (e dovendo pagare se si vuole caricare il telefono o avere acqua calda), e così finalmente si parla, ci si inventa passatempi, si sta assieme invece che ognuno spalmato su uno schermo di qualsivoglia sorta.
Abbiamo deciso di fermarci qui sia per l'ora, che per l'arrivo della pioggia, sia per l'atmosfera.
Alcuni bimbi del paese
Il gestore ci racconta che ha iniziato da poco e fa fatica a fare concorrenza all'altra guesthouse, siccome tramite un giro di matrimoni e parentele, i gestori sono legati alle guide, che portando i turisti in paese, indirizzano tutti nell'altro posto, anche se qualche turista si divincola da questo meccanismo invisibile e decide di testa propria dove dormire.
Secondo noi ne vale veramente la pena di soggiornare qui, il gestore ci è parso da subito molto più gentile e disponibile degli altri.
Inoltre ha cercato di aiutare Matteo ad aggiustare i suoi scarponi, indicandogli dove trovare della colla e regalandogli della cartavetro.
La colla che vendono da queste parti, semplicemente "shoes glue", è la migliore mai vista, altro che attack gel e bostik, probabilmente in futuro le suole si staccheranno di nuovo, ma gli scarponi hanno camminato altre 4 ore senza fare una piega!
La mattina seguente, grazie alle indicazioni del gestore, troviamo la via per Batad, e questo comporta camminare sui muretti a secco delle risaie, che formano il sistema stradale locale. In alcuni punti l'equilibrio non è neanche così scontato, ma è veramente bello poterci e doverci camminare sopra.
Il sentiero è in salita ma a parte l'umidità e la nostra pessima forma fisica, è molto facile, nonostante ciò sono numerose le coppie che si affidano ad una guida per fare il trekking, e sinceramente ci saremmo sentiti un po' incapaci a prendere una guida per una cosa del genere (senza offesa per nessuno).
Quando vediamo una tettoia, finalmente ci riposiamo, per poi scoprire che facendo 3 metri, scollinando, si vedeva la valle-anfiteatro di Batad, effettivamente molto bella, seppur meta di tutti i turisti della regione.
Un fiore trovato da Silvia
Uno dei ponti con la scritta "finanziato dal comune al 20%"...opere pubbliche locali
Seguendo le indicazioni del gestore, rimaniamo su questo livello e andiamo verso le abitazioni, invece che scendere gli scalini fino infondo alla valle e, ad un certo punto, dobbiamo chiedere per proseguire, passando quindi su degli scalini in pietra che sporgevano dal muro a secco, in stile Macchu Picchu!
Inizia il giro per trovare da dormire e, accontentando Nama, troviamo un posto economico proprio in cima al paese, a discapito di maggior qualità, ma con una super vista sulla valle.
L'idea era di andare a vedere le cascate, ma un'ora di cammino è parsa eccessiva per le nostre forze, improvvisamente venute meno. È così altro pomeriggio/sera passato tra di noi, con loro che ci hanno insegna giochi di carte imparati in India, e Matteo che provava ad esportare la Cirulla, con risultati meno esaltanti che la briscola, che invece gli è piaciuta molto.




Alla sera, un'invasione di farfalline porta il panico a Nama, ma i bambini locali risolvono il problema mettendole una ad una in un secchio d'acqua, per poi mangiarle fritte. È il segnale che siamo a metà estate, dice il ristoratore/papà.
La nottata non è delle migliori, con passi di animali dentro, fuori e sopra la stanza che ci tengono svegli, e la famiglia che gestisce l'alloggio che alle 5 inizia a fare casino.
Gli israeliani decidono di rinunciare al resto del trekking e tornano a Banaue con noi, quindi camminata fino al jeepney,
Tipico Jeepney..mezzo di trasporto economico!
ovvero fino alla strada in costruzione. Praticamente stanno sbancando il vecchio sentiero pedonale, senza curarsi troppo di mettere in sicurezza la roccia nuda, ed infatti lungo le strade vecchie e nuove, le frane sono molteplici. Il viaggio c'è lo facciamo fuori dal jeepney, in piedi, tenendoci forte con le braccia! Asaf e Nama sono seduti dentro, ed altri sono sul tetto.
Altro che la psicotica sicurezza australiana!
Tornati a Banaue, Matteo e gli altri due decidono di andare a vedere la piscina naturale,  e ovviamente a metà strada si mette a piovere. Così, dopo averla vista (delusione per Matteo, superaffollata, con argini in cemento armato, ma con un filippino che ha insistito per offrirgli da mangiare, anche se Matteo ha rifiutato per evitare problemi intestinali durante l'imminente viaggio in bus verso Manila), Asaf ha fatto il bagno e poi gli israeliani hanno aspettato il triciclo, mentre Matteo, ormai fradicio, ha deciso di tornare indietro a piedi, sotto la pioggia, per osservare il luogo con lentezza ed assaporare i rumori di una realtà del genere condita dai suoni del temporale. Alla fine è arrivato 10 minuti dopo gli altri.
La mattina seguente gli altri sono partiti presto per andare a vedere un vulcano vicino Manila, descritto da un canadese a Sablayan come un'isola, con un vulcano, con dentro un'isola con un vulcano...
Noi abbiamo fatto arrivare le 18:30 e preso il bus per Manila, che all'inizio si prospettava un viaggio super, avendo preso posti differenti  dall'andata, ma alla fine nulla è cambiato e abbiamo passato una notte insonne, dormito un pochino nella stazione dei bus

e poi abbiamo gironzolato fino alle 8 di sera per poi prendere un volo per.........

Se volete scoprirlo, tornateci a trovare presto!
L'ultimo saluto dalle Filippine!
Ciao a tutti!!!

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