mercoledì 25 maggio 2016

Ultimi giorni in Malesia (Malacca e Pulau Tioman)

La mattina mi sveglio presto per prendere la prima barca delle 8 da Coral Bay su Kecil per Kuala Besut sperando di trovare subito un bus per il sud del Paese. Arrivo a Kuala Besut e vado subito all'agenzia dove ero stato all'andata, ma mi dicono che per qualsiasi delle destinazioni che elenco devo andare in un'altra agenzia a qualche centinaio di metri di distanza. Sia il bus per Malacca che quello per Pulau Tioman partono alle 21:30 e quindi la sorte non mi assiste. Mi piaceva il contrasto dell'essere qualche giorno prima a nuotare tra i coralli e qualche giorno dopo in mezzo alle montagne in Nuova Zelanda, indi decido di lasciare Pulau Tioman come ultima meta in questo Paese.
Il bus per Malacca parte da Jerteh, ma mi consigliano di prendere il taxi prima delle 18 perché poi raddoppiano i prezzi.
Così devo passare tutto il giorno in questo paesino da nulla, anche se devo dire che è il primo posto dove vedo solo malesi, gli occidentali sono tutti catapultati immediatamente verso nuove mete turistiche. Ed infatti, la gente mi sorride e mi saluta di nuovo.
Devo confessarvi che ai tempi del Myanmar con Silvia avevamo ipotizzato l'idea del viaggiare esclusivamente in posti brutti, che per quanto spiacevoli offrono sempre esperienze più reali che non i luoghi battuti dal turismo.
Alla fine, camminando trovo anche un paio di scorci cui fare belle foto.
Scambio due parole con il tassista sulla strada per Jerteh, che mi dice che i malesi non vanno all'estero perché sono focalizzati sull'avere una bella macchina ed una casa, però viaggiano molto all'interno del loro Paese, e sicuramente confinare con la Thailandia che, nell'estremo sud, pare sia una terra ti delinquenti, non è incentivante e muoversi via terra.
Alla fine arriva 'sta benedetta ora del bus, super vip extra plus e l'indomani arriviamo a Malacca. In Asia quando si chiede "A che ora arriviamo?", bisogna sempre fare la contro domanda di prova, perché alcuni rispondono dicendo l'orario di arrivo, altri indicando il numero di ore di viaggio. Quindi se vi dicono "Eight hour", probabilmente vuol dire "Eight o'clock"...non che a me cambi niente intendiamoci, ma a volte serve avere un orario definito. E questa volta serviva anche a me visto che avevo deciso di cambiare strategia e fare CouchSurfing, quindi mi sarei dovuto incontrare con un tizio. Aspetto per più di un'ora alla stazione dei bus e poi questo qua, che chiamerò Tony (come Stark), mi manda un sms chiedendomi di prendere il taxi perché era ancora ubriaco dalla sera prima...quando gli rispondo che allora vado in un ostello e semmai ci vedremo dopo, arriva a prendermi.
È il classico tipo con cui non avrei niente a che fare, ma è indubbiamente simpatico e trascinatore, oltre a farsi letteralmente in quattro per non far mancare nulla ai suoi ospiti ("guest", nel gergo), e questo significa pagare tutto e di più, dal cibo ai divertimenti (e pure la mia lavatrice, non c'è stato verso di rifiutare). Questo lo può fare perché è ricco sfondato, abita in un appartamento in un grattacielo che è più lussuoso di qualsiasi albergo che abbia mai visto e mai vedrò.
Ha 29 anni, musulmano non praticante, tre mogli ed altrettanti figli sparsi tra qui e la Thailandia.
La prima sera, grazie o a causa della mia lavatrice, restiamo bloccati nel traffico per 2 ore e mezza, ed è l'occasione in cui si apre e mi racconta la sua storia, veramente problematica.
Comunque sia, grazie ai suoi business in pratica non lavora mai, se non essendo schiavo del telefono ma con orari che decide lui, per questo riesce a gestire anche i 6 guest che eravamo in quei giorni, portandoci ovunque, anche ognuno in posti diversi, e provvedendo a non farci mancare nulla.
Sono quindi co-ospite insieme ad una coppia francese ed una coppia australiana. Anche loro non sono granché il mio prototipo, da una parte i francesi che dati i discorsi avranno avuto 20 anni, solo a parlare di bere e farsi le canne (nominando a ripetizione sto film su un certo Pablo Escobar che deve essere huuuuuuuh un narcotrafficante straricco), e dall'altra gli australiani che arrivano in una reggia, hanno tutto pagato e riescono ancora far problemi perché sono vegetariani, quindi Tony fa in modo che loro abbiano tutto al meglio.
Qui sotto Tony, i due francesi ed io che riprovo a mangiare il durian...
Con mia sorpresa, Malacca è minuscola. Pensavo di starci qualche giorno ma l'ho girata in meno di mezza giornata perdendo anche tempo ad assistere ad un rito religioso e perdendomi in cerca di chissà che cosa. È estremamente simile a Pinang, ma più piccola e mi è piaciuta leggermente di più, sebbene le osservazioni fatte allora si possano riproporre anche qui. C'è un po' di architettura europea e forse per questo l'apprezzo meglio, perché da ignorantone ricerco quello con cui sono cresciuto.
Il fatto di averla girata in così poco tempo mi catapulta avanti di giorni sulla tabella di marcia.
Appena arrivato in Malesia, non avevo idea che i trasporti fossero così efficienti e rapidi e, quindi, avevo ridotto il numero di posti da vedere per non passare di nuovo giorni interi sul bus come in Myanmar (rinunciando come ricorderete al Taman Negara). Se penso al tempo perso a Pinang e a Malacca e le giornate ad aspettare il bus notturno, avrei guadagnato praticamente una settimana da spendere in giro...vabbè...
Così chiedo di fermarmi qualche giorno e Tony è molto contento, dice che non si è mai sentito così con degli sconosciuti, gli pare di essere in famiglia.
I francesi continuano a insistere sublinalmente per essere portati a divertirsi (anche qui, con che faccia visto che ti sta pagando tutto, ma alla fine han avuto ragione loro perché Tony è solo che felice di aggiungere giochi ed ebbrezza alle sue giornate) e alla fine il francese trova su internet, a pochi passi da casa, la possibilità di andare sui go-kart e giocare a paintball, dove ci si spara pallottole di vernice.
E cosi in 9 a girare sui go-kart a spese di Tony! Era la prima volta in assoluto per me e devo ammettere che seppur breve, mi sono divertito.
Subito dopo a fare "miscela" per le squadre di paintball.
La proprietaria avverte di fare attenzione al fondo scivoloso ma al fischio d'inizio dimentico tutto, parto a razzo e tiro una culata megagalattica per terra che rimango cinque minuti fermo dolorante (con tutti che mi sparavano addosso, e le pallottole lasciano lividi)...ah, ho ancora male al coccige dopo 4 giorni...
Divertente ma doloroso, finisci a nasconderti dietro i muri grugnendo come nei film di guerra quando ti sparano ad un braccio.
Tony provvede a colazioni, pranzi, cene e serate senza fermarsi (mi dice "A meno che tu non voglia andare a fare compere da Luis Vuitton, per tutto il resto non ti preoccupare"). In queste situazioni mi sento quasi in imbarazzo perché non so come contraccambiare e ringraziare solamente non è abbastanza.
Mercato serale
Alla fine son rimasto molto più di quanto avrei dovuto a casa sua, ma era sinceramente dispiaciuto di vederci andare via. Diceva che sono uno scienziato perché avevo risposte per tutte le sue domande, oltre a sembrare un vero italiano da "Il padrino" con questa barba.
È un personaggio che a posteriori non so quanto fosse genuino e quanto uno di quelli che riesce ad essere camaleontico con qualsiasi tipologia di persona. Sono rimasto impressionato nel vederlo andare a dormire tardissimo e svegliarsi fresco come una rosa dopo due ore.
Mi porta in stazione e mi offre la colazione, ormai ringraziare sinceramente sembra quasi ripetitivo.
Il bus arriva a Mersing e, dopo un'oretta ho il traghetto per Pulau Tioman, che fa diverse tappe sull'isola. I miei vicini mi offrono di aggiungermi alla loro stanza da 4, ma essendo in un resort capisco che è fuori budget, ma ringrazio per l'offerta.
Scendo a Air Batang, quando ormai il traghetto è praticamente vuoto, e dopo poco trovo un posto economico e ben tenuto, la proprietaria mi indica dove mangiare e dove comprare l'acqua a poco costo (e cioè Tekek).
Pulau Tioman è il primo posto che visito dove ci sono le infrastrutture prima dei turisti. Di solito in questa parte di mondo prima arrivano i turisti, poi spuntano negozietti come funghi e si crea un gran casino. Qui ci sono passeggiate a mare luccicanti, con lampioni moderni, spiazzi, palchi, strutture varie e non c'è nessuno in giro. Effetto mare d'inverno. E continuano a costruire! Qualcuno è arrivato e ha fatto un piano urbanistico senza gente a sfruttarlo, tipo Bremer Bay. Inoltre nessuno qui ha fretta, i negozi hanno orari per i quali li trovo sempre chiusi e il ristorante qui vicino mi ha perso come ospite perché all'ora alla quale sono arrivato io, loro sono chiusi e tanti saluti.
Un po' dispersivo per me, ma sicuramente c'è pace.
Il giorno dopo parto subito per uno dei trekking che mi aveva consigliato il ragazzo italiano alle Cameron Highlands, da Tekek a Juara, che taglia l'isola a metà in orizzontale. Per metà nella foresta e metà sulla strada (nella foresta), non ha il livello di avventura di quello alle Cameron Highlands ma ci sono begli scorci.

Arrivo a Juara e trovo delle indicazioni per il trekking al Gunung Kajang, ma non riesco  a trovare l'attacco. Quando chiedo ad una signora mi guarda come un folle, scopro poi mentre pranzo che ci vuole una guida ed un giorno intero in mezzo alla foresta fitta, non certo cominciando alle 14 vestito da campetto come sono io. Ma anche questa sembra una bella avventura e magari un giorno ci si può pensare...
Così me ne torno indietro, seguendo la strada stavolta, ed alla fine si rivela una buona scelta, se non altro per vedere posti nuovi. Alla fine in questo giro di una trentina di km ho visto scoiattoli, millepiedi, un granchio nella foresta, lucertoline e lucertolone, scimmie, un serpente piccolo in mezzo alla strada che se ne è andato subito, formiche giganti e sono passato in mezzo a tratti di jungla che urlava, in un concerto formato dai mille insetti ed animali che la popolano.
Il giorno seguente, oggi, mi sono dato allo snorkeling. Cercando su internet i posti più adatti, qualcuno parlava dell'isolotto di Renggis, dicendo di poterla raggiungere a nuoto ma di fare attenzione alle barche di passaggio. E cosi il nostro eroe parte per un'altra missione suicida, raggiungere il molo a piedi scalzo e attraversare il breve tratto di mare. A tre quarti mi stavo già dando dell'idiota. Giungo infine dopo 45 minuti di cammino sudato come se fossi veramente sotto la doccia, e parto. Altro che triathlon...nuota che ti rinuota, quando sono quasi arrivato e c'è una piattaforma galleggiante, entro in una corrente abbastanza forte e io non ho pinne, ma in qualche modo guadagno la salvezza. Lì la corrente porta via e rimango aggrappato per decidere il da farsi visto che mancano poche decine di metri all'isolotto. Ci sono diversi pesci, ad un certo punto mi volto e vedo una roba galleggiare a 10 metri, butto sotto la testa ed è una tartaruga marina! Solo che la visibilità è scarsa e se ne va subito.
Quando una delle barche che porta i cinesi a esprimere la loro arte natatoria (forse approfondirò più avanti per non essere troppo pungente) se ne va, decido di tentare il tutto per tutto e arrivo alla meta, salutato, proprio mentre lottavo contro la corrente più forte, da uno squalo dimensione Silvia, che però si dilegua subito. I pesciolini non sono assolutamente timidi, anzi, fin troppo amichevoli, mi vengono intorno forse aspettandosi del pane che probabilmente i cinesi danno loro. Anche qui, visibilità scarsa ma un bel posto da vedere, con squaletti e pesci di ogni sorta, ma non ho potuto fare il giro dell'isolotto perché il mare era un po' mosso. Così torno indietro, e stavolta è un po' più dura, prima la corrente mi spinge lateralmente e poi non mi vuole far uscire, ma è fatta! Quel simpaticone su internet poteva dire attenti alla corrente invece che attenti alle barche...
Vorrei riposarmi ma invece penso che se riparto subito, camminerò più lentamente causa stanchezza e magari evito di distruggermi i piedi come al mio solito.
Dopo pranzo mi sento incredibilmente spossato e rinuncio ad andare a vedere le spiagge a nord. Così mi riposo e scrivo il blog, ma la calura mi fa desistere e mi tuffo in acqua qui di fronte a dove sto...e devo dire che anche qui non è mica male! Pochi coralli e pesci e acqua poco trasparente, ma vedo ad esempio un cetriolo di mare lungo come il mio avambraccio, largo come una mostardella, verde acceso che pare un millepiedi mastodontico, un po' goffo e un po' tenero ed indifeso.
Apprezzo Tioman in modo diverso quando, verso la fine del mio giro, in un corallo vedo quella che pare davvero una murena, ma nelle foto le ho sempre viste grigie ed enormi, questa invece è bianca, nera e gialla e piccola tipo 20-30 cm...all'inizio non sono sicuro ma il movimento della bocca e l'espressione lasciano pochi dubbi, e poi ne spunta un'altra stavolta nera e marrone come a dirmi "Oh che vuoi?", anche questa molto piccola. Poi alzo la testa e un tramonto incredibile con colori e forme delle nuvole molto particolari mi lascia spiazzato, mentre qualcuno con la chitarra canta una canzone. Ributto la testa sott'acqua e le murene sono ancora li spaurite...e allora capisco che si, in effetti questo è un gran bel posto. Ovviamente, essendo solo una nuotata per rinfrescarmi non ho foto delle murene, o dei ricci con aculei di 20-30 cm, o del cetriolone.
Quindi vado come al solito a Tekek a prendere l'acqua da bere...non arrivo più, sono proprio stanco...una volta nella capannina, Maps.me mi fa capire il perché...per comprare l'acqua mi sparo più di 6 km a piedi! Quindi, per la nuotata della mattina ho fatto circa 5 km scalzo per strada, 550 metri di mare nella corrente, fatto snorkeling, e poi raddoppiato tornando indietro. Ecco il perché delle gambe pesanti ahaha!
Sono un pirla, lo so.
Domani spero di andare a vedere le spiagge a nord, peccato non avere tempo per andare ad ammirare le montagne nel sud dell'isola perché dal traghetto sembravano addirittura minacciose!
Scrivete qualche commento per la povera Silvia che si sta un po' annoiando laggiù al freddo ed al gelo.

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