mercoledì 13 aprile 2016

Diario di viaggio : MYANMAR 2016

Yangon
Partiamo col dire che Matteo sta migliorando molto ed il problema all'orecchio è quasi risolto.
Una volta coperta la multitratta Sorong-Makassar-Bali-Kuala Lumpur, abbiamo dovuto fermarci per la notte.
A Bali ci siamo divertiti a vedere un australiano che aveva perso il passaporto ed era arrivato proprio mentre il suo volo stava decollando!
L'arrivo all'una di notte e la partenza alle 6:30, oltre al fatto che non ci sono hotel vicini, ci ha fatto optare giocoforza per dormire in aeroporto. Esegue Silvia:
Abbiamo dormito meglio che l'ultima notte a Kri ahahah! Come una vera asiatica, Silvia si toglie le scarpe per dormire. Per rassicurare il suo papi che starà scuotendo la testa, vogliamo dire che non facciamo figure da barboni a fare queste cose, perchè in questa parte di mondo è assolutamente normale, per la gente del luogo intendiamo. Esempio nelle strade di Yangon
Dopo di che arriviamo a Yangon. Allora, su internet si fanno miliardi di discussioni sul fatto se sia vero che non ci sono ATM in Myanmar, se si possono cambiare soldi all'aeroporto e via dicendo. Sembra che la realtà stia mutando parecchio, quindi non si possono incolpare blog che sono stati qui 2 o 3 anni fa. La realtà oggi è che, appena scendi le scale mobili e ancora prima di uscire, ti accoglie questa visione
mentre sempre in aeroporto ci sono ATM e cambia soldi in quantità (ma se arrivate presto come noi sono aperti solo un paio)
Atm all'aeroporto di Yangon
Inoltre c'è internet gratis e di buona qualità.
Matteo aveva studiato, grazie a ricerche su internet, un tragitto economico per raggiungere l'ostello. Un sito diceva che il viaggio in treno da una stazione del treno vicina all'aeroporto fino alla stazione centrale sarebbero stati 0,2 USD. Ma la stazione era distante per arrivarci a piedi. Il taxi voleva 5mila Kyat per arrivare alla prima stazione, e 10mila per portarci davanti all'ostello...e così viaggio in taxi.
Qui la guida è a sinistra, ma il volante è a destra...
quindi non ci risulta chiaro come facciano a sorpassare in sicurezza, se non per il fatto che qui la guida sembra molto sobria, nessuno corre e quindi la sicurezza aumenta.
Arrivati in ostello, Silvia resta a riposare e Matteo, che a Kuala Lumpur e sugli aerei aveva dormito un po', va in giro per la città, anche per confrontarsi con il caldo che, in questa stagione, dovrebbe essere letale. La realtà è che il clima è secco quindi per Matteo è un caldo ottimale, mentre Silvia si sente spossata.
Prima di partire, sopra l'ostello un "tecnico" sta installando un condizionatore.
se guardate bene in alto, vedete uno accovacciato sulle staffe, una per piede, mentre si esibisce nella sua arte.
Yangon è...niente di che. Insomma, questa è l'impressione a prima vista. Sicuramente i santoni ci bacchetteranno per superficialità, ma le distanze fra i vari luoghi sono elevate e nel mezzo non c'è niente, inoltre molti palazzi sono in uno stato di abbandono "poetico", nel senso che sembrano proprio mezze rovine, alcune con alberi che crescono dalle pareti come ad Angkor Wat. 
In basso a sinistra un fotografo occidentale solitario e musone
Le viuzze di Downtown sono particolari e ricche di vita ma obiettivamente patetiche.
"arte" elettrica
A ben pensarci, una Bangkok di 50 o più anni fa probabilmente sarà stata la stessa cosa. Se ci togli miliardi di macchine e viadotti, se togli i tuk-tuk, se togli i grattacieli e i centri commerciali, rimane proprio la stessa cosa. E quindi si, sebbene in costruzione ci siano molti palazzoni, sebbene la quasi totalità dei nuovi edifici siano banche e sebbene si trovino ATM ad ogni angolo della città, quello che trovi è quello per cui sei venuto: vedere l'Asia come era una volta, il che non significa che sia elettrizzante o bello.
Leggi su internet che i turisti che trovi qui sono differenti rispetto ai paesi confinanti, ed è vero: non ci sono giovani sballati, sempre in botta, ubriachi e casinisti. Qui sono tutti timidi, schivi, riservati...forse. Ma siamo qui da 2 giorni, vedremo cosa troveremo!
Il giorno seguente siamo andati alla Shwedagon Pagoda, davvero molto bella.

In questa foto non voleva fare la "santa", si è inginocchiata perché da furboni siamo arrivati a mezzogiorno e, siccome il pavimento era rovente per il sole, era l'unico modo per non rimanere in ombra nella foto.
Anche qui, Matteo ha indossato il longyi non per fare lo strano, ma perchè è obbligatorio avere le gambe coperte, e di sicuro non si metteva i pantaloni lunghi per andare fin lì!
Scottaaaaa!
Silvia mentre corre da un'ombra all'altra!
Al sicuro all'ombra
La gente continua a volere foto con noi

Silvia non è entusiasta al massimo per questo tipo di visite, Matteo si ma deve ammettere che il Doi Suthep gli era piaciuto di più. Silvia è rimasta impressionata un po' da questo (visto sul volantino...ovviamente)
Punto più alto di 56cm di diametro
diamante di 76 carati
bandiera con pietre e gemme preziose
Nel pomeriggio, dopo essere rientrati dalla Pagoda a piedi, Silvia ha deciso di andare a divertirsi al Water festival (Thingyan). Matteo non poteva per via del mal d'orecchi. Il water festival, che equivale al nostro ultimo dell'anno, consiste nel bagnare le persone con più acqua possibile in modo che sia di buon auspicio. Vengono posizionati vari palchi lungo le strade attrezzati con manichette dell'acqua per bagnare passanti e carri, che non sono altro che dei camioncini scoperti pieni di gente. La festa non è sfarzosa e quest'anno, grazie al nuovo Presidente, è stata ridimensionata di molto. Non sappiamo il motivo ma molto meglio così. La maggior parte delle persone qui sono così gentili che prima ti vengono incontro mostrandoti il contenitore d'acqua (dal bicchiere al secchio) e poi te lo versano delicatamente. Ovviamente non ovunque è così ma diciamo che il loro approccio è completamente diverso da come potrebbe essere in Europa.
Silvia oltre ad essersi divertita, si è pure emozionata nel vedere la semplicità e la gentilezza dei birmani. E' andata sotto l'ostello dove c'era un gruppo di cugini tra i 2 e i 15 anni che tiravano l'acqua ai passanti. Silvia voleva contrattaccare e trovando un bicchiere per strada ha potuto giocare un po'. Dopo pochissimi minuti però ha fatto "amicizia" e da allora è diventata una loro alleata e non la bagnavano più. Facendo squadra con loro bagnava i passanti vedendo le loro facce quasi sbalordita...nel senso che per loro è normale. Alcuni scappavano, mentre altri si fermavano proprio per farsi bagnare e probabilmente far divertire i bimbi. Ovviamente i momenti vip con foto e bimbi in braccio non sono sono mancati ma non le interessava. L'unica cosa che le è un po' dispiaciuto è non aver potuto comunicare con loro. Nonostante questo si capivano a gesti, addirittura con il bimbo di 4 anni..cosa che altrove (esempio Australia) sarebbe inimmaginabile. E' il primo Paese asiatico dove le persone, almeno per ora, provano a capirti al di là delle barriere linguistiche.
Matteo di nascosto l'ha ripresa così...


ATTENZIONE: come sperimentato sulla nostra pelle, durante  il water festival il Myanmar si ferma completamente. Noi pensavamo "ma si, comunque troverai un modo per spostarti!", ed invece no. I trasporti riprenderanno a lavorare il 18 aprile, e quindi l'unica opzione che ci è rimasta è stato prendere un volo del giorno dopo. Probabilmente se avessimo indagato di più avremmo potuto organizzarci meglio, ma Matteo ha fatto un lavoro un po' scarso a riguardo. Inoltre pare che gli alberghi siano tutti pieni e quasi tutto sia chiuso, venditori ambulanti a parte.

Fra poche ore...volo per Mandalay, a nord!


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