sabato 30 aprile 2016

Diario di viaggio: Myanmar 2016 - Verso Golden Rock

Povero Matteo! Ogni volta gli e ci succede sempre qualcosa e forse solo la coppia Fantozzi ci batte. Ma penso che, forse, mi sarei dovuta trattenere dal ridere perché la scena, di per sé, è un po' buffa.

I miei scritti non sono neanche paragonabili a quelli di Matteo ma d'altronde non so neanche parlare italiano, figuriamoci scriverlo. Avrò altri talenti, come spesso dice Matteo.
Comunque, ho aggiunto le foto al mio post precedente.

5* giorno - Ci sono vari modi per raggiungere Golden Rock: treno ci mette più di un giorno, il bus (il più comodo perchè si arriva verso le otto di mattina) e i vari "taxi".
Dopo aver passato la notte in bianco mi chiedevo come sarei riuscita a stare in piedi fino alle 19:00 orario in cui avrei preso il bus. La mia giornata, quindi , l'ho passata spostandomi dalla guesthouse, al bar e alla pagoda tentando di rimanere sveglia e appisolandomi sui vari tavoli. E' stata dura. 
Arriva l'ora, salgo sul bus e per la prima volta il vita mia faccio fatica ad entrare nei posti a sedere perché il poggia piedi si incastrava con il poggia gambe...ho subito pensato al povero Matteo che si fa tutti viaggi così. Per un’ora la strada è a curve e sembra di essere nello Schener in discesa. Ho fatto il grave errore di reclinare il sedile del tutto e da subito son stata un po’ male. Per fortuna ho avuto solo due conati, nonostante non avessi cenato. Erano tanti anni che non stavo così…sarà che non avevo il mio badante personale o forse sarà stato il continuo rumore di vomito. Dopo quest’ora, prima pausa per il bus e fortunatamente non ho partecipato anch’io alla sfilata dei sacchettini di vomito..e speravo solamente nessuno di questi si rompesse proprio sul bus. 
Dopo alcune ore, facciamo un'altra pausa e faccio l'altro grave errore di chiedere a che ora arriviamo a Bago (ora sempre diversa da quella che ti dicono quando compri il biglietto), mi rispondono “alle tre” (di mattina). Vado ““in panico”” perché sapevo che avrei dovuto aspettare fino alle nove il treno, con due notti in bianco alle spalle. Senza il mio badante non ce l’avrei sicuramente fatta! Quindi, mi balena l’idea di far a finta di nulla e rimanere sul bus fino a Yangon, così da arrivare (almeno) un po’ più tardi. Percepito di essere arrivata a Bago, faccio finta di dormire. Maledizione! si son ricordati di me, anche perché il biglietto lo avevo pagato fino lì e dopo circa 15 minuti mi “svegliano” e devo per forza scendere. Ore 4:00 am. Sperando di aver preso tutto, esco di fretta, con gli sguardi incazzati della gente..perchè ho fermato, più a lungo del necessario, il bus. Scendo e ci sono solamente io, tre tassisti e un bar di fronte aperto. Chiedo subito se mi possono guardare lo zaino perché devo andare alla toilette. Mi indicano quella del bar. Entro e la prima cosa che devo fare è cambiarmi i pantaloncini mettermi i pantaloni lunghi, visto che qui siamo in stile ”monaci di clausura”. Mi indicano la toilette ma io vedo solamente un’area aperta con due giocatori di sumo che dormivano sopra ad un tavolo e ho pensato “Chi li sveglia sti qua? Poi anche fosse, ora che si girino…”.  Quindi, mi son cambiata in velocità zero. Altro dilemma: sempre in questo spazio aperto, c’era una doccia (cioè secchio+ciotola) e un odore di pipì vomitevole. Ho pensato che fosse quello il bagno e mi stavo per accucciare per far la pipì quando scorgo uno che arriva! Si dirige verso…”la toilette”.  Vorrei sottolineare che in Myanmar fare i bisogni a bordo strada è del tutto normale se, non ci sono altri servizi. Nessuno si sarebbe scandalizzato e soprattutto ho la sensazione che qui siano ancora tutte persone buone e genuine. 
Torno dai tassisti e mi chiedono "Bus, bus?". Chiedo loro a che ora fosse e loro rimangono sul vago dicendomi, alle sei, poi alle sette. Sulla guida però c’era scritto alle nove! Gli dico che volevo comunque prendere il pick-up.
Mi chiedono 5000 Kyat e anche se sono consapevole che il prezzo non poteva essere come quello del bus, accetto. Nei miei occhi e nella mia mente c’era una sola immagine: il letto!  Dopo venti minuti parto con il trabiccolo e l’autista penso avesse qualche appuntamento. Ovunque e sempre a bombazza e schiacciava l’acceleratore a colpi per tutte le due ore di tragitto. In ogni caso sempre meglio della guida (parlo a livello pratico/tecnico) degli autisti dei bus di Sydney. Durante il tragitto vedo spuntare il sole e dopo un po’ realizzo…l’alba! Immaginate qual era il mio stato di sonnolenza. Era bellissima questa palla infuocata spuntare dal bosco quasi incantato.  
Nei pick-up le persone salgono, scendono e sputano continuamente. Voglio dire dopo aver sputato la cena della sera prima, la cena del primo dell'anno e l'equivalente della nostra prima comunione, cos'altro hai da "tirar su"???? La cosa peggiore è quando lo sputo ti sfiora e non capisci se sei contento per non essere stato centrato e stare sull'attenti per il prossimo.
Mi fanno cambiare due volte, arrivo a Kinpun, la mia meta. 
Chissà dove sono..
Ore 6:00 am la città è già in movimento
Tralasciando la parte dell'accommodation (la peggiore del Myanamr), dopo aver riposato un’oretta, mi dirigo alla Golden Rock. Avrei voluto farlo con calma il giorno dopo ma, il bunker non mi lascia scelta che non quella di ripartire il prima possibile.
Per salire la montagna ci sono questi camion....

Mi sentivo come delle mucche che vengono portate al macello, tutti stretti anzi schiacciati come sardine su questi mezzi feroci. Mentre salivamo su per la strada, almeno a tratti mi ricordava la Vederna (così intanto faccio un po’ di pubblicità), ho pensato “Altro che 4x4, questi sono 6x6”. Dico davvero, ancora non capisco come facessero a salire e pure veloci. A scendere non è che andassero più piano eh! 
Arrivati, dopo circa 45 minuti, ho lasciato andare tutte le persone davanti e mi son fermata a mangiare. Riso con omelette per un prezzo davvero ridicolo. Mi sembrava l’omelette della mia nonna Lisy, buona ma penso di averla digerita il giorno dopo. 
Entro e vedo questo...


Hercules is back!
Finalmente sedersi per terra è considerato NORMALE!
Le donne possono solamente guardare questo masso, nient’altro. Per ogni altra area ci sono restrizioni. Mi è piaciuto ma c’era un ammasso di gente, tailandesi soprattutto, esagerato e non si poteva camminare perché le piastrelle bruciavano.  A Matteo non so se sarebbe piaciuto. Me lo sto ancora chiedendo.
Non volevo tornare subito nel bunker senza aria e sopratutto volevo spendere i miei 11$ pagati all'entrata.  Mi son seduta sotto un albero, perché le aree “di sosta” son riservate ai cittadini birmani, non paganti. Cerco di appisolarmi ma è veramente caldo. Dopo un po’, una famiglia nell’area di sosta mi chiama a unirmi a loro. Ci vado e il massimo che mi può succedere è che arrivi qualcuno a dirmi che non posso stare li.
Mi offrono subito un pezzo di torta e più o meno avrà avuto l'età di mia nonna. La mangio comunque ma mooolto lentamente…per apprezzarla di più. Mmmm, si. Purtroppo comunichiamo a gesti e loro insistono a parlami in birmano e le uniche cose che interpreto sono che: nipote e zie hanno la stessa età. La zia di 14 anni quel giorno inizia il suo percorso da buddhista, alle 17:00. Mentre il nipote lo è già ed ha un fratello che sta pregando in una delle zona off-limits.  Son stati così carini che mi hanno lasciato una fototessera del nipote che non ho visto. Era tanto bello essere lì e anche se non c'è stata comunicazione, mi sentivo un po' parte di loro. Il bambino (buddhista) poi mi ha detto che ero beautiful. Non so chi sia più fortunato tra me e Matteo, io con vecchi e bambini, lui con gay e vecchie. A voi la scelta!

Ridere non fa parte della loro fotografia standard probabilm..
Mamma e figlia
Piccoli buddhisti crescono
Dopo un po' arrivano tutti e lì veramente non capisco chi è chi e continuo ad annuire per farli felici. Mi son pentita, nuovamente, di non aver imparato quelle due parole in croce che sarebbero servite in queste occasioni. Tra l’altro il birmano sembra sempre più facile del vietnamita (che mi ero studiata inutilmente) perché scandiscono le parole. 


Dopo averli salutati e ringraziati e dopo aver speso 4 ore in quel posto ed essere rimasta in silenzio ad annuire, scendo a valle. 
I birmani sono un popolo veramente cordiale ed ospitale ma ho l'impressione che stia cambiando molto in fretta. La globalizzazione rovinerà pure loro.
Concludiamo  con un pensiero positivo: siamo fortunati ad essere in Myanmar in un periodo in cui è ancora possibile vedere la loro genuinità e vivere la loro cultura!

Smack smack 

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