mercoledì 20 aprile 2016

Diario di viaggio: Myanmar 2016 - Bagan

E alla fine la trama si fa intrigante

Data la lentezza di internet a Bagan, dobbiamo pubblicare il post senza foto. Prima o poi le metteremo.

Grazie all'albergo di Mandalay,abbiamo preso i biglietti del bus direzione Bagan, la piana stracolma di templi, attrazione primaria di questo paese. 
Il giorno in cui dovevamo partire, Mandalay aveva un volto totalmente differente: le attività erano aperte e ci era possibile vedere la vita quotidiana di queste parti.
Cambiati finalmente i soldi, abbiamo aspettato il bus con l'ennesimo super rapido pranzo indiano.
Il bus arriva, carica i nostri zaini in una stiva lercia e minuscola, e ci porta alla stazione dei bus. Matteo guarda fuori dalla finestra e dice a Silvia "Guarda, altri due westeners", Silvia gira la testa, si alza di scatto e corre fuori dal bus scalza e li va a salutare...indovinate un po'? La sua collega dell'ostello di Sydney che le aveva parlato per la prima volta di Raja Ampat, era lì con suo marito, pronti a salire sul nostro stesso bus! Quando si dice che il mondo è piccolo...
Facciamo il viaggio sobbalzando ma su posti a sedere veramente comodi e spaziosi, tanto che se per Deborah e Dario è stato il peggior spostamento del loro viaggio di nozze, per noi è stato uno dei migliori! Matteo cade in un sonno letargico (l'effetto culla del bus è sempre stata una forza invincibile per lui) e quando ci fermiamo per una sosta a metà tragitto, ci mette dieci minuti ad avviare il cervello. La temperatura in questa locanda ci fa capire che sarà un caldo torrido quello che ci accoglierà. Persino le sedie di plastica, rimaste tutto il giorno all'ombra, sono roventi.
Arrivati a Bagan, promettiamo di ritrovarci il giorno dopo per girare tutti assieme. Essendo in bassa stagione, ci dirigiamo verso uno degli alberghi meno costosi, in teoria, che non avevamo prenotato per evitarci brutte sorprese.
Il tragitto a piedi di 700 metri ci fa rapidamente venire l'orticaria...visi pallidi da tutte le parti, hotel, locali, ristoranti con menù europei, italiani, americani e tutto il carrozzone copia e incolla dalla Thailandia. Seduti a bere birra, bellimbusti infighettati oppure gli "alternativi" vestiti con vestiti etnici, però sta gente la trovi solo nei posti turistici e battuti, mai quando sei in posti scomodi. Tutti i locali parlano inglese, e i turisti lo parlano con accenti che ci urtano. Ci vien già voglia di scappare.
Arriviamo e il prezzo che ci fanno è 30 dollari a camera, 10 più che su internet, e così a turno spendiamo un'ora e mezza a cercare un posto più economico, fino a tornare con la coda fra le gambe al punto di partenza e prendere l'esosa camera..dopo aver anche scartato l'idea di dormir per terra ma Silvia aveva paura dei serpenti (in questa zona abbastanza frequenti) e Matteo perché voleva lavarsi.
Capiamo rapidamente che volevano solo farci pagare di più...qui non è che siano tanto scaltri con i turisti, sono un po' liguri, del tipo che se diventi cliente abituale di un ristorante, alla quinta volta provano a farti pagare di più, invece che di meno...
La mattina seguente sveglia alle 4:40, Silvia ci tiene a vedere l'alba con i templi. Noleggiamo quella che qui chiamano una e-bike, ovvero un motorino elettrico, e dobbiamo dire che, dato il contesto (ovvero ti devi arrendere al fatto che qui siamo in un carrozzone turistico), sono una gran bella idea! Silenziosissimi, non disturbano la quiete del sito , zero emissioni, e fanno il loro lavoro egregiamente. Sono degli scoreggini, del tipo che se pianti i piedi in partenza non si muovono, ma andare vanno ovunque, veramente ovunque, anche sulle stradine per raggiungere i templi che sono di sabbia morbida e comunque riescono a non insabbiarsi troppo, e Matteo e Dario li hanno guidati anche in mezzo a campi ti terra arata secca e sassi, il tutto davvero molto divertente e che fa sempre venire in mente a Matteo quelli che, in Italia, si prendono il bmw gs 1200 per fare qualche sterratino appena accennato e si filmano la gopro.
Ad ogni modo, a quella presta ora c'erano tre gocce di pioggia ad accompagnarci, il che si traduce in cielo nuvoloso e impossibilità di vedere l'alba... La nostra solita fortuna...
Silvia si arrampica sulla scalinata
Noiosa compagnia
Mentre aspettiamo ci sono occidentali mezzi nudi (il sito è pur sempre sacro e grazie a gente così il governo aveva chiuso l'accesso ai templi, notizia che, ai tempi della pianificazione, ci aveva sconfortato) e una vietnamita arriva, scortata in motorino, si arrampica fino alla nostra altezza, e si spiaccica sul suo touchscreen a guardare chissà cosa mentre, bene o male, il giorno nasce intorno a lei nella piana di Bagan. Ma siccome non era come le foto su internet, non doveva essere interessante...a ben pensarci in ogni caso sarebbe stata appiccicata al telefono. 
Silvia decide di immortalare la sua alba a Bagan così...
Ad un certo punto ci ritiriamo e torniamo a dormire qualche ora e a sfruttare la colazione compresa nel prezzo in albergo...qua la colazione è sempre uguale ovunque: anguria, forse banane, "pane occidentale" e uova...che sballo................
Quindi ci incontriamo con Deborah e Dario per una giornata errante tra templi scelti a caso.
La mascotte del nostro primo tempio
Intraprendente!


Il caldo è veramente potente, provate a prendere un asciugacapelli e puntarvelo a mezzo metro dalla faccia e quello è quello che abbiamo sentito in moto o quando si alzava la brezza. Insopportabile per tutti, ma non per Matteo che si gusta questo bel caldo secco che non fa sudare. Oggi che scriviamo sono 42*C e durante il nostro giro sarà stato uguale. Bere abbiamo bevuto un sacco ma Matteo, dopo essersi preparato al peggio leggendo le informazioni pre-viaggio, è rimasto piacevolmente sorpreso.
Il luogo, sebbene ancora di culto, ci ha lasciati un po' delusi. Il posto in sé é meraviglioso ma tutto quello che ci gira attorno lo impoverisce sia culturalmente sia dal punto di vista ambientale. Difficile percepire alcuna sacralità.



Qui nel sud est asiatico, specialmente forse nei due paesi visitati in questo viaggio, ci rendiamo conto di quanta spazzatura produciamo noi stessi. E non abbiamo armi per combattere la cosa: quando dipendi dall'acqua in bottiglia per bere, e ti viene venduta, salvo rare eccezioni, in bottiglie di plastica da un litro, cosa puoi fare se non ammirare inerme la montagna di plastica che hai prodotto a fine giornata?
Una cosa positiva del fatto che il turismo sia così spinto é che ci sono i bidoni della spazzatura, cartelli che invitano a non sporcare e persone addette a raccogliere le plastiche almeno sulle strade principali, oltre a queste e-bike che ci hanno davvero colpito, tra l'altro rispettano pure il silenzio che dovrebbe esserci in questo posto religioso. Le e-bike non sono l'unica opzione, si possono anche scegliere le biciclette classiche oppure farsi portare in giro in carrozza, oppure potete fare come gli spacconi e prendere delle moto giganti da motocross per andare....dove? Mah!
A pranzo ci siamo fermati in un bugigattolo che a Silvia non ispirava ma non voleva fare la preziosa, e come sempre aveva ragione. Ci hanno servito un pasto all'odore e al gusto di stalla o meglio cacca di mucca ma per non essere irrispettosi il nostro piattino lo abbiamo mangiato :(
Dopodiché ci siamo fermati su un tempio bianco a ripararci dal sole e dalla calura. L'ascesa é estrema, no scherziamo, sicuramente un panzone non riuscirebbe a salire. I gradini erano alti fino al ginocchio di Silvia. La vista era incantevole, anche se comunque il paesaggio era abbastanza secco. Alla sera abbiamo cercato un'altra pagoda per il tramonto e ne abbiamo trovata una piccolina ma con poche persone. In Myanmar il sole si vede sempre come una grossa palla infuocata e ci sono sempre nuvole/foschia che non capiamo come si formino perché non é umido. Silvia, crede che sia l'aurea mistica che regna su questa terra, probabilmente uno dei pochissimi Paesi dell'Asia con ancora qualcosa di magico. 
La sera ci siamo incontrati a cena e abbiamo passato una bella serata e abbiamo parlato di Raja Ampat perché abbiamo mostrato loro le foto, visto che erano molto interessati e non sono potuti andare.
Il giorno seguente ci siamo svegliati nuovamente alle 4:40...no, scherziamo. Siamo rimasti a poltrire fino alle 7:00. Siamo andati a vedere come producono i famosi oggetti lacquerware da una famiglia che produce pochi ma preziosi pezzi. Essendo fuori dalla strada principale ci hanno detto che vengono esclusi dai tour organizzati perché si rifiutano di pagar la mazzetta e quindi sopravvivono grazie al passaparola e tripadvisor. Ci hanno fatto vedere tutto il processo partendo dal bambù grezzo, intrecciato in cestini è cosparso di lacquerware per 14 strati suddivisi da lavorazioni e asciugature intermedie che possono durare in tutto anche 6 mesi. Da quello che abbiamo capito, sia i disegni che i colori sono applicati a passaggi successivi per far attecchire il colore. 
Purtroppo a conti fatti sembrano oggetti di plastica ed é veramente difficile distinguerli da oggetti fasulli, (tranne per i disegni un po irregolari e per i colori naturali ovvero arancione e giallo) e quindi la loro arma é firmarli con un logo, idea di cui sembrano molto fieri ma che per un occhio inesperto non fa molta differenza. Alla fine ci ha fatto vedere il loro piccolo showroom con oggetti davvero preziosi e si, inutili, e ovviamente non c'era quello che Silvia cerca da tanto tempo e cioè una teiera con tazzine intagliate e colorate. Siccome siamo rimasti lì almeno un'ora ci sembrava giusto lasciare qualcosa allora abbiamo comprato un oggettino, comunque utile, che speriamo arrivi integro a casa. I prezzi sono irrisori confrontati al lavoro che c'è dietro ma si possono paragonare a prezzi europei per pezzi (quasi)  da collezione. Nonostante dicano che possono contenere sia acqua calda che fredda, sono oggetti molto fragili e resistenti alla stesso tempo. Lavastoviglie e detersivo non sono nemmeno da prendere in considerazione. Siamo rimasti molto soddisfatti e siamo anche contenti di aver contribuito a questa arte "per l'uso quotidiano" che un tempo esisteva anche da noi, con gli oggetti di casa tutti resistenti e curati. 
La partenza da Bagan viene rimandata perché si sentono ancora gli strascichi del water festival: non possiamo girare con souvenir nello zaino già stracolmo, quindi dobbiamo spedirli in Italia, e le poste aprono il giorno dopo. E così prolunga di una notte...il giorno dopo, quando all'addetto diciamo che vogliamo spedire in Italia, alza gli occhi al cielo sconfortato come se dovesse portarlo a piedi fino a destinazione il nostro pacco.
Dopo di che...
Arriva il momento in cui io e Silvia ci salutiamo. Lei esprime il desiderio di provare cosa significhi viaggiare da sola e Matteo, promotore instancabile del viaggio in solitaria, non può far altro che lasciarle la sua libertà e curiosità di scoprire. Anche Matteo è molto incuriosito dal tornare a vedere il mondo in solitaria e così cerchiamo di capire come muoverci.
Vi dicevamo del water festival...volevamo saltare su un bus in giornata, ma ci dicono che tutto è già pieno e prenotato, e così via, estendi di un'altra notte con l'hotel....ma riusciamo a prenderci dei biglietti e passiamo l'ultima giornata assieme come meglio possiamo, in un posto che non ha molto altro da darci sebbene i templi alla fine li abbiamo visti solo con Dario e Deborah, ma sono così tanti e simili che è difficile trovare altre singolarità. 

Ma comunque ne abbiamo girati altri negli altri tramonti passati solo noi due.
Prendiamo due bici (il prezzo ovviamente non cambia se le prendi per un giorno o per due ore...non molto scaltri con i clienti dicevamo) e andiamo a fare un giretto a vedere come vivono davvero qui, lontano dagli alberghi di lusso e dai giri dei turisti. Tanta miseria, ma forse la parte peggiore è vedere che i letti dei torrentelli sono discariche a cielo aperto. Finiamo sulla riva del fiume, a bere una birra (ci è piaciuta molto la birra "Myanmar" in questo Paese), su sabbia finissima con mucche magrissime che pascolano al nostro fianco, poi pedaliamo verso un tempio per vedere l'ultimo tramonto assieme e, un po' per noia un po' per godere della nostra libertà, decidiamo di andarcene sul più bello, quando iniziavano ad accendersi i colori.
La notte passa insonne con lacrimoni tenuti nascosti e la mattina è Matteo a partire per primo. 
Non sappiamo se riusciremo ad arrivare nei posti che ci siamo prefissati, alla fine non ci è facile capire il sistema di trasporti locali.
Ma fa parte del viaggio, come gli addii, gli incontri ed il ritrovarsi.

A presto,internet permettendo, per gli aggiornamenti!


Nessun commento:

Posta un commento

inserisci il tuo commento, scegli il profilo (anonimo va benissimo) e pubblica il commento, quindi aspetta che noi lo si approvi!