lunedì 20 aprile 2015

Diario di viaggio: Filippine (III parte)

La mattina a casa di Mars, che ci ha ospitato, è stata un po' noiosella perché pensavamo si svegliasse presto ed invece ha poltrito fino a tardi, quindi ci ha consigliato un bar dove trovare internet gratis dicendo che eravamo suoi amici. Ovviamente abbiamo sbagliato il posto, infatti non la conoscevano, ma abbiamo rimediato internet ugualmente.
Quindi siamo tornati a casa
Il bellissimo attico in bamboo

e ci ha portato nel locale dove canta, che quel giorno contava ben pochi spettatori. Le sue performance si alternavano ad un pensionato americano, e Mars ci ha detto che le Filippine hanno un programma agevolato per chi vuole ritirarsi in questo paese una volta raggiunta la pensione, con pochi passaggi burocratici.
Chissà da dove veniva e che storia aveva, e adesso suonava di fronte ad un (non) pubblico filippino con la sua chitarra e la sua armonica.
Mars ha un grande talento per il canto,
e Silvia era estasiata, finalmente era ad un concerto!
Durante la serata Mars ci ha sorpresi più volte, prima con un regalino per ricordarci del momento, poi ha fatto arrivare un dolce con candelina per il compleanno di Matteo, che con grande imbarazzo ha iniziato a sudare assai.
I membri della band erano simpatici, molto meno il suo amico infermiere che preferiva parlarci guardando Mars, o non parlarci affatto.
La mattina seguente, di nuovo molto gentilmente, ci ha salutati anche se avrebbe potuto dormire visto che ha fatto tardi.
Mattina in aeroporto ad aspettare il volo per Cebu. Qui è applicata una tassa aeroportuale di 150 PHP a testa (che quindi vanno sommati al costo del biglietto). Perché? Mah!
Atterrati, abbiamo raggiunto i taxi bianchi, come suggerito da un potenziale couchsurfer, e ci siamo fatti portare alla stazione dei bus per raggiungere Oslob, e per la precisione Tan-Awan, località dove è possibile nuotare con gli squali balena!
Ai tempi di Perth, altri ospiti di Paul ci avevano detto di aver pagato 700$ per nuotare con questi giganti (ma probabilmente l'esperienza è stata anche migliore...), e qui avremmo potuto farlo per un ventesimo circa.
Altro bus senza aria condizionata,
I venditori trovano lo spazio per i loro affari...
che, derapando, arriva a destinazione nel fitto buio delle 18:30, con un imprecisato numero di ore di ritardo.
Dal finestrino scorreva un paesaggio tipico di queste latitudini: in ordine sparso si alternavano fabbriche, campi di riso, catapecchie, cantieri abbandonati, case di una certa importanza che sembravano messe nel posto peggiore possibile, prati per far pascolare capre e mucche, palme, e via da capo.
Avevamo provato a chiamare un numero per assicurarci un posto per dormire, ma non aveva risposto nessuno, e così eccoci li, senza un posto dove andare.
Ci abborda un tizio dei resort li a lungo la strada e la spiaggia, ma vuole troppi soldi. Chiedendo in giro, alla fine una vecchina ci accompagna a chiedere  in paio di posti, e alla fine troviamo una stanza per 500 PHP, ottimo affare! Ceniamo con pasti locali misti a merendine e cracker, e siamo stati tentati di provare il karaoke in un bar, visto il livello canoro dei partecipanti, ma poi abbiamo rinunciato.
La mattina sveglia presto per vedere gli squali, dopo coda, breefing, altra coda ecc, eccoci in un'altra grande giostra.
Un'attività che dovrebbe suscitare enorme meraviglia, nella realtà dei fatti risulta essere una tonnara di gente che sgomita e apnee a ripetizione per farsi fare le foto dal proprio fotografo di fiducia. Appena entrati, stiamo per fare una foto assieme, ma la bocca-voragine del mostro si spalanca dietro di noi e sembra davvero di fare la fine di Pinocchio, dopo di che Matteo prova invano ad affogare la povera Silva, che aveva anche una maschera pessima (non che quella che abbiamo comprato sia meglio eh...).

Il momento del tentato omicidio
Ci sono anche moltissimi pesci! Comunque la prima fase è stata solo molto stressante. Quando, esausti, stiamo tornando a riva, ci fanno tuffare di nuovo per le ultime foto, e li entrambi riusciamo ad avere un po' di spazio vitale e a fare una cosa più decente. Silvia così in poco tempo ha vinto la paura dei pesci e ha sfidato i mostri marini! E non era per niente intimorita! Solo la maschera le ha rovinato l'esperienza, e anche il fatto che è piccolina e tutti la spingevano poverina.
Vogliamo però dirvi che ci siamo documentati e non sono tutte rose e fiori a quanto pare, nel nuotare con gli squali balena. Su questi siti
http://www.huffingtonpost.co.uk/maria-sowter/why-you-shouldnt-swim-wit_b_5855940.html
http://www.markmaranga.com/whale-shark-butanding-maltreatment-in-boljoon-and-oslob/
http://deepseanews.com/2012/08/whale-shark-ecotourism-the-good-the-bad-and-the-ugly/
trovate riferimenti al fatto che gli squali balena sono esseri che migrano, e il dare loro cibo modifica le loro abitudini. Inoltre il cibo fornito è di pessima qualità, risultando solo un modo per tenerli nei paraggi, e non per prendersi cura di loro (vi siete mai chiesti come mai animali domestici nutriti con i papponi comprati dai padroni, si ammalano di tumori, leucemie e quant'altro, al contrario di quelli randagi o comunque selvatici?).
Si parla anche di maltrattamenti come calci per allontanare gli animali, animali colpiti dalle barche, anche se durante la nostra visita ci è parso che ci fosse discreta attenzione a questo aspetto.
Dopo la visita, siamo ripartiti per il nostro bizzarro progetto: invece che tornare a Cebu e prendere un aereo che in 1 ora ci avrebbe portato a Caticlan, percorriamo il tragitto in bus (4 giorni ...esclusivamente sul bus).
Questo ci porta ad improvvisare gli spostamenti, e a dire il vero, cercare di prevederli in anticipo sarebbe stata una gran fatica mentale inutile visto che cancellano i tragitti quando gli pare.
Preso il primo bus che passava in direzione sud (qui le fermate non esistono, quando passa il bus della Ceres, si alza il braccio e si fermano, e pure per scendere, la gente del posto si fa sempre lasciare di fronte a casa, spesso facendo 4 fermate in 100 metri invece che una unica...) e, giunti a Liloan, abbiamo preso la barca in direzione Sibulan. Qui, chiedendo ai locali, abbiamo trovato la fermata (irriconoscibile) per aspettare il bus in direzione Bacolod. Il primo bus ad arrivare era con l'aria condizionata, e abbiamo deciso di prenderlo.
Su un bus del genere il viaggio è totalmente diverso, extralusso diremmo: sedili comodi e 3 schermi per vedere un film dietro l'altro.
In questo tragitto abbiamo scambiato qualche parola con una con una coppia francese, lei che da anni lavora in Cina pur essendo molto giovane. Ci ha parlato un po' del paese e della difficoltà per uno straniero di ambientarsi, oltre ad aver menzionato il detto secondo il quale i cinesi mangiano tutto quello che ha le zampe tranne i tavoli, è tutto quello che vola tranne gli aerei, o roba del genere...una frase che può strappare un mezzo sorriso, fino a quando non ti racconta che ci sono ristoranti dove scegli l'animale che vuoi, e te lo cucinano. Questo, sicuramente, per i buongustai può sembrare un valore aggiunto, facendo pensare ai ristoranti dove indichi un aragosta viva e te la ritrovi nel piatto subito dopo, o anche il pesce. Beh, nei ristoranti citati, questo avviene per cani, gatti, scimmie, e pesci, naturalmente.
E allora, tra l'aragosta che usa dalle nostre parti, e il cane, che differenza fa? Che l'aragosta non scodinzola vivendo in acqua, e quindi si merita meno empatia del cane o del gatto?
Fine pistolotto etico.
Ad ogni modo, i due francesi erano in vacanza ed avevano già prenotato il loro albergo da 50 eurazzi, mentre noi avevamo un indirizzo trovato su internet e abbiamo dormito in un cesso di camera per pochi soldi (almeno). Però siamo andati a mangiare in giro per vari "locali", tutti intorno alla zona del mercato di frutta e verdura.
È stato soddisfacente, anche se alla lunga inizia un po' a stancare il fatto che ovunque andiamo la gente ci guarda e ride (anche perché Matteo è così magnificentemente alto...), e non si capisce se siano sorrisi, per così dire, innocenti di gente non abituata agli stranieri, oppure se ci stiano proprio prendendo per i...fondelli.
La mattina seguente un jeepney ci approccia e ci promette di lasciarci nei pressi del molo, invece dobbiamo ancora camminare mezz'ora sotto il sole sotto i soliti sorrisini della gente.
Una volta arrivati al molo di Bacolod, la compagnia che volevamo usare per raggiungere Iloilo quel giorno, ovviamente, era chiusa! Inoltre il tragitto delle 9 dell'altra candidata era tutto esaurito, con il viaggio seguente alle 12.40. 
Ottimo...
Così Matteo va alla ricerca di alternative, e trova un'altra barca diretta a Dumangas, che dalla mappa sembrava a solo 25 km da Iloilo, e pensi "ma si, una volta li troveremo un bus o simili", ed inoltre la partenza era alle 10.15 ed il biglietto era 90 PHP contro i 250 circa, insomma, un colpaccio.
No.
Il viaggio è stato molto lento e tra i passeggeri c'erano anche cose del genere 

(Povere bestie)
Una volta sbarcati, pensiamo di evitare i tricicli, talmente sicuri del loro lavoro che non ti assalgono come dalle altre parti (ovvero vogliono tanti soldi). Cammina cammina, la compagnia si riduce, e non raggiungiamo nessuna strada principale dalla quale prendere un bus o simili per Iloilo. Proviamo a chiedere un passaggio ma non ci calcolano, e così, in mezzo alle risaie, con i soli tricicli che passavano stracarichi di 9 persone, posiamo gli zaini, e Silvia torna indietro a recuperare un triciclo. Matteo nel frattempo scambia due parole con un bimbo educato, timido e simpatico. Qui nelle Filippine l'inglese lo parlano bene o male tutti, ed è bello vedere un bimbo così piccolo che, nella povertà che lo circonda, parla già almeno due lingue.
Questa è una cosa che ci ha fatto riflettere, ovvero questa gente che parla senza problemi due se non tre o più lingue, e magari viene in Italia a fare, appunto, il "filippino" per individui che magari non hanno manco la curiosità di interessarsi a loro, e che di lingue parlano a malapena la propria, e hanno il coltello dalla parte del manico solo perché hanno la pecunia.
Qui, lontano dai grandi centri e dai luoghi turistici, la gente ha un grande cuore, mentre, nei posti citati, la sensazione è che cerchino di fregarti come nel resto di analoghe realtà asiatiche.
Mentre si ferma un tizio in fuoristrada a chiedere a Matteo se è tutto ok, arriva Silvia con il triciclo,

che ci porta alla stazione dei jeepney di Dumangas, con cui raggiungiamo la stazione dei bus di Iloilo, dove un altro bus senza aria condizionata ci attende per Caticlan, il porto vicino alla famosa Boracay.
Alla fine non sappiamo se sia convenuto prendere la nave per Dumangas come costi e come tempi, piuttosto che aspettare quella per Iloilo, ma è stato avventuroso!!
Come detto, nei bus senza aria condizionata si viaggia con i locali, il che vuol dire mille fermate per farli salire e scendere, per caricare il riso ecc, mentre quelli con aria condizionata sono usati da gente più ricca quindi fanno meno fermate. E'  interessante sapere che i bus hanno molteplici funzioni: carico merci (animali, condizionatori, cibo in quantità enormi, posta, carico passeggeri, servizio taxi ecc). Qui non si fanno problemi a portare bambini anche piccolissimi sul bus e ad allattarli....situazione che dovrebbe essere del tutto normale ma figurarsi una scena così in Europa! I bambini tra l'altro non piangono quasi mai (ma vomitano spesso :)) nonostante le 8 ore di viaggio.
Durante il viaggio, un camion-cisterna davanti a noi inizia a perdere benzina in modo copioso. Il nostro autista inizia a suonare il clacson, ma qui il clacson lo usano tutti ogni mezzo secondo, quindi ovviamente il camionista non capiva, così la gente dei paesi ha iniziato ad urlare ed alla fine ha capito, anche se probabilmente non ha potuto fare niente visto che la benzina usciva da una saldatura a lato della cisterna.
L'ultimo tratto è stato estenuante perché la gente continuava a salire e scendere e non arrivavamo mai.
Silvia mentre mangia uno spuntino lungo il tragitto
Altro paese in cui arriviamo con il buio e non abbiamo idea di dove dormire.
A riguardo, Matteo è dell'idea che qui il fuso orario qui sia sbagliato, il sole sorge prestissimo (alle 5:30) e alle 18 è già buio...
Abbiamo trovato una sistemazione a 500PHP ma era un buco, così abbiamo speso un po' oltre la nostra media, ma la mattina seguente Matteo aveva pure le partite dell'NBA (il basket, come detto, è onnipresente qui).
Il giorno dopo, capire se, come, dove e quando saremmo salpati, è stata un'impresa. La sensazione è che qui tutti sappiano fare solo le proprie tre cose e se chiedi qualcosa di insolito, nessuno sappia niente. Ovviamente tutti vanno a Boracay o a Roxas (una delle 3 o 4 Roxas delle Filippine), ma avevamo visto che era possibile andare a Bulalacao, che per noi sarebbe stato mooooolto meglio che non Roxas, essendo, la nostra destinazione, Sablayan. 
Nessuno sapeva dove fare i biglietti per Bulalacao. Quelli che lo sanno, ti mandano da una parte, arrivi, e ti mandano da dove sei venuto. Alla  fine troviamo la biglietteria, il primo viaggio sarebbe alle 10, ma la biglietteria apr alle 12, e hanno la conferma di poter viaggiare alle 12:30...vabbè, alla fine facciamo sto biglietto, con partenza alle 14, e ci dedichiamo al nostro pranzo a base di noodles dentro i sacchetti di plastica, e la ""torta""" di Matteo (sempre alla ricerca del miglior rapporto quantità-prezzo).

Questa volta la nave è veloce. Siamo nel reparto pezzenti all'aria aperta, mentre è disponibile anche la prima classe-aria condizionata-bar-film.
Sbarcati a Bulalacao, nonostante il paese sia a 500 metri, sembra prospettarsi uno scenario simile a quelli di Dumangas. Essendo le 17:30, decidiamo di fidarci di un van che ci porterà a San Jose, dove, vista l'ora, passeremo la notte, in qualche modo.
Troppa aria dai finestrini, Silvia trova la soluzione!
Mindoro, l'isola dove siamo sbarcati, appare da subito diversa dal resto delle isole viste finora, quasi un altro paese. Tutto è coltivato a risaie, non c'è molta natura selvaggia, è tutto appare sia più povero ma anche più dignitoso, in una certa maniera.
La strada comincia a salire e ad aggrovigliarsi, e, quando scolliniamo, il pilota si ferma, ingrana la prima, e scende con il piede sul freno, data la pendenza della strada.
Cerchiamo di capire da un nostro vicino se sarebbe stato possibile viaggiar con bus regolari, ma non ci capiamo a vicenda.
E cosi arriviamo a San Jose. Ora, la situazione era di quelle in stallo: il conducente ti chiede se sai dove andare, al suo fianco che un triciclista, e tu no, non sai dove andare. Sono quei momenti dove fai un piccolo salto nel vuoto, anzi, nella fiducia.
Chiediamo se conoscono un posto economico per dormire, e il nostro triciclista ci porta in uno dei posti di cui avevamo letto. Entra e chiede per noi, ma vogliono 650 PHP, e gli chiediamo se conosce  qualcosa a meno. Il portinaio dell'albergo gli indica un altro albergo, che era dello stesso proprietario. Qui vogliono 500 PHP e accettiamo, ma la struttura è davvero fatiscente, sembra un albergo post-atomico, grandi spazi vuoti, pessime luci, stanze patetiche e mal costruite. La prima stanza che ci fanno vedere ha la maniglia rotta...ah ah.
Riscattiamo la serata andando in giro per cena e trovando un "ristorante"(un locale che cade a pezzi) dove ci fanno il piatto che vogliamo noi (riso, uova e verdure eh, non pensate che facciamo i difficili), per poco prezzo, e il vecchino in cucina, oltre a essere simpatico, attacca il karaoke e si esibisce in una versione sanjoseana di Frank Sinatra davvero ineccepibile!
Dopo di lui si cimenta un altro vecchietto solitario, con pessimi risultati, ma che ci offre due birre e due giri di karaoke quando ci mostriamo interessati a cantare!
Purtroppo la nostra scarsa conoscenza dei testi ci ha fatto usare molto tempo per scegliere delle canzoni, 
L'ardua decisione delle canzoni...
e lui forse è rimasto deluso perché pensava di trovare compagnia, e se n'è andato prima che ci esibissimo nei nostri lamenti strazianti.
È stato bello! E Matteo, inspiegabilmente, ha totalizzato più punti di Silvia.
Il viaggio continua, seguiteci!

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